Visita l’Agro: terza tappa lungo “la via dell’acqua”

Questi giorni estivi diventano l’occasione giusta per guardare con occhi nuovi l’Agro nocerino-sarnese. La terza tappa conduce lungo “la via dell’acqua”. 

Riscoprire il proprio territorio d’estate non è un ripiego, ma una scelta di libertà. È la risposta al ritmo frenetico dell’anno, un invito a riappropriarsi delle proprie origini e a valorizzare un patrimonio culturale e naturale che non ha nulla da invidiare al resto del mondo.

Questi giorni estivi diventano, così, l’occasione giusta per guardare con occhi nuovi l’Agro nocerino-sarnese, scrigno di storia, cultura, fede e paesaggio.

Il nostro territorio si racconta attraverso cinque itinerari proposti dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno in occasione della straordinaria esperienza dell’allestimento del Presepe in piazza San Pietro in Vaticano durante l’Anno Giubilare.

Percorsi realizzati anche grazie al sostegno della Regione Campania, con fondi Coesione Italia 2021-2027.

La terza tappa conduce lungo “la via dell’acqua”. 

Il viaggio comincia a Sarno nella zona di Rio Foce, dove il fiume torna visibile come protagonista del paesaggio. In quest’area sorge l’antico Santuario di Santa Maria della Foce.

A pochi passi si trova il Parco dei 5 Sensi, area fluviale inserita nel contesto del Parco Regionale del Fiume Sarno, che è al tempo stesso luogo di educazione ambientale, spazio per eventi e punto d’osservazione privilegiato sulle sorgenti e sui primi tratti del fiume.

Dal paesaggio naturale ci si sposta in auto verso la città alta, nel Borgo San Matteo, detto anche Terravecchia, cuore storico medievale di Sarno. In quest’area si trova anche il MuDIF Museo Didattico della Fotografia, un archivio e spazio museale che conserva decine di migliaia di fototipi, dal XIX secolo a oggi, dedicati alla storia del territorio, dei suoi paesaggi agricoli e industriali, delle trasformazioni urbane.

Sempre nella stessa area del territorio sarnese, la Madonna delle Tre Corone veglia dall’omonimo santuario, che guarda la valle dall’alto e intreccia la devozione mariana con una forte dimensione comunitaria legata allo sguardo sul paesaggio: la vista sulla pianura, sulle gole e sulla linea del fiume restituisce la percezione di una valle intera governata dall’acqua, dai suoi percorsi e dai suoi mutamenti.

A Poggiomarino la città protostorica di Longola

Scendendo verso Poggiomarino, si arriva al Parco archeo-fluviale di Longola, dove le sorgenti della storia si fanno ancora più remote. In questa piana un tempo paludosa, lungo il corso del fiume, è emersa una straordinaria città su isolotti artificiali datata tra l’Età del Bronzo e l’inizio del VI secolo a.C., attribuita all’antica popolazione dei Sarrasti. Le abitazioni, costruite su piattaforme lignee, erano collegate da passerelle e circondate da canali: una sorta di “piccola Venezia protostorica”, probabilmente porto fluviale lungo il Sarno.

A Scafati il santuario dei Bagni

L’itinerario prosegue a Scafati, nella località rurale di Bagni, dove il santuario barocco di Maria Santissima Incoronata dei Bagni sorge accanto a una fonte ritenuta miracolosa fin dal XVII secolo. Qui, secondo la tradizione, l’acqua avrebbe guarito un lebbroso e, da allora, la devozione non si è più interrotta. L’edificio, ricostruito e restaurato dopo i danni della Seconda guerra mondiale, conserva un interno ricco di marmi e un celebre dipinto della Vergine.

Il cuore simbolico del luogo è legato all’acqua del bacino idrografico della Valle del Sarno: il fosso, chiamato in dialetto “’o fuosso ’e vagne”, dove l’acqua anticamente era cercata come cura miracolosa: ex voto, gesti rituali, antichi usi purificatori e terapeutici raccontano di un rapporto profondamente fisico con la fede e con la natura, in cui l’acqua diventa un tramite tra bisogno umano e speranza.

A Sant’Egidio del Monte Albino acquedotti romani e abbazie millenarie

Da Scafati ci si sposta verso Sant’Egidio del Monte Albino, cerniera naturale tra la valle del Sarno e la costa, dove l’acqua cambia volto e diventa ingegneria, paesaggio, memoria romana. Lungo il versante della montagna corre il tracciato dell’Acquedotto romano, un impianto scavato nella roccia e nella montagna, che scende in profondità fino a 25 metri.

La sua funzione era quella di raccogliere le acque di più sorgenti e convogliarle dall’area ai piedi del Valico di Chiunzi, porta di accesso alla Costiera Amalfitana, verso valle per alimentare una villa romana e la sua fontana monumentale. Ancora oggi l’acquedotto continua a rifornire la Fonte Helvius, segno di una progettazione millenaria che non ha mai smesso di funzionare.

Poco distante, la monumentale e millenaria Abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis che sorge su una villa romana di età augustea, della quale la fonte probabilmente era parte. Nel corso dei secoli, i monaci benedettini hanno trasformato questo luogo in una grande abbazia, con una chiesa a tre navate, un palazzo abbaziale e un ricco ciclo di opere d’arte.


L’ultima parte del viaggio raggiunge Nocera Superiore.

Nell’area archeologica si visitano la Domus del Decumano, il teatro ellenistico-romano di Nuceria e il parco urbano delle terme. La domus, elegante abitazione affacciata sul decumano dell’antica Nuceria Alfaterna, con mosaici e ambienti articolati, testimonia un sistema urbano dotato di un complesso reticolo di approvvigionamento idrico, tra cisterne, canalizzazioni e fontane; i resti del teatro, tra i più grandi della Campania, conservano ancora la traccia del canale di deflusso delle acque piovane alla base della cavea. Le terme romane, integrate nell’attuale parco urbano, richiamano un uso dell’acqua come benessere e socialità, dove igiene, cura del corpo e vita pubblica coincidevano.

Poco più in là dall’area archeologica, il Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore chiude idealmente il percorso. Costruito nel VI secolo all’interno dell’antica Nocera, su un edificio romano precedente, è un grande spazio a pianta centrale con cupola e un imponente fonte battesimale per immersione, tra i più grandi d’Italia.

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