«Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme, / ultima Dea, fugge i sepolcri…». Sono i versi più celebri dei “Sepolcri” di Ugo Foscolo. «E involve tutte cose l’obblio nella sua notte», prosegue il poeta rivolto all’amico. Per la verità, da credenti, avremmo qualcosa da ridire e non riusciamo proprio a non vedere finanche una tomba come luogo di attesa e di speranza.
La citazione è però solo un pretesto per dire che, se la Speme fugge i sepolcri, non si comportano allo stesso modo la cattiveria, l’odio, il gusto di ferire finanche la memoria di un defunto.
I social network, si sa, sono diventati anche un luogo dove si dà sfogo alle frustrazioni personali e alle malignità gratuite che rivelano fallimenti e delusioni. Più è pesante l’offesa più ampio il vuoto interiore di chi la infligge salvo poi pentirsi alla prima minaccia di rivolgersi a un legame. Chi si comporta così è definito “leone da tastiera” anche se, in lui o in lei, non c’è traccia di criniera né di ruggito. E se, fino a qualche decennio fa, la morte rappresentava (quasi sempre) un limite da non valicare, oggi quella barriera estrema è ampiamente superata da commenti e offese che non lasciano in pace nemmeno i defunti.
Torna alla mente l’esortazione che, il 12 maggio 2025, a quattro giorni dalla sua elezione, papa Leone XIV ha rivolto a circa tremila operatori dei media ricevuti nell’Aula Paolo VI: «Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra».
Usiamo dunque l’estate per disarmare le nostre parole e i nostri gesti, per godere della bellezza che ci è stata donata, per riposare e immaginare nuovi scenari personali e colmare così piccoli o grandi vuoti interiori.
Non è indispensabile dire la propria su tutto, non lo è certamente sparare cattiverie con la crudeltà di un esercito in guerra contro i vivi e finanche contro i morti. È indispensabile passare del tempo con gli amici, godere di un paesaggio al mare o in montagna, assaporare il silenzio e la calma della città che riposa, magari pensare a qualche idea per il ritorno alla vita consueta.
La vita sui social è quasi sempre finzione. Non lo è il mare che tocca la spiaggia, il piede che affonda nella sabbia, il fruscio del vento tra larici e abeti, una passeggiata tra i sentieri e tutto il resto.
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