La Materdomini di Nocera Superiore troneggia e attira a sé fedeli da tutta la Campania da quasi mille anni. Domani si ripeterà l’appuntamento della novena, all’alba. «Scinn scinn zii munacone, scinn…» è l’incipit della nenia che i cantori intoneranno per chiedere l’apertura dei portoni della basilica. Lo faranno dal 6 al 14 di agosto.
Il programma, immutato nei secoli, prevede: alle 4.30 l’apertura del portone e preghiera del Rosario e alle 5.30 la Messa. Per i non mattinieri, la novena si ripete anche la sera: 18.30 Rosario e 19.00 Messa.
I Frati minori che custodiscono il santuario, coordinati dal guardiano padre Andrea Mazzocchi, accoglieranno i devoti anche per le confessioni.
«È l’ora della Materdomini. Con fede e devozione, ci stringiamo intorno alla Mamma nostra per rinvigorire la fede e chiedere il dono della Pace universale», è l’intenzione di preghiera che la comunità intende affidare all’intercessione di Maria.
L’ultimo giorno, vigilia dell’Assunta, come avviene da 15 anni, la Messa sarà presieduta dal vescovo Giuseppe Giudice alle 5.30 nel piazzale antistante la basilica. In quell’occasione migliaia di fedeli si ritroveranno per affidarsi alla Materdomini.
Quest’anno si ripeterà, per la terza volta, il pellegrinaggio diocesano dei giovani organizzato dalla Pastorale giovanile. Il tema 2026, che il vescovo ha dato lo scorso maggio, è: «Meditare le cose di Dio secondo l’insegnamento di Maria».
Quello con la Materdomini, è un legame religioso e popolare che travalica i confini della provincia di Salerno e dell’Agro nocerino sarnese.
L’icona della Madonna nera continua ad attirare devoti e pellegrini da tutta la Campania. Mille anni di storia sono un onore e una responsabilità.
Per secoli, in occasione dell’Assunta, migliaia di persone si sono riversate verso il santuario, e continua a farlo anche durante l’anno.
La storia
Un legame che fonda le sue radici nei secoli. Nel 2041 ricorrerà, infatti, il millenario del ritrovamento della prodigiosa immagine della Madre di Dio avvenuto nel 1041. Conservata tra due lastre di marmo, la tradizione narra che l’icona fu trovata sottoterra all’ombra di una quercia da una contadina, conosciuta col nome di Caramari.
Successivamente al ritrovamento ebbe il titolo di Mater Domini, cioè, Madre del Signore. La devozione per la Vergine bruna crebbe rapidamente, portando nel giro di pochi anni alla realizzazione di un primo edificio sacro che fu dedicato alla Mater Domini da papa Niccolò II il 1º maggio del 1061. Attualmente la sacra icona è conservata in un armonioso tempietto di porfido e di marmi policromi, risalente al 1641.

La struttura è collocata a metà della navata centrale della splendida basilica in stile neoclassico. La sontuosità dello stile neoclassico acquista maggior pregio per la dovizia di dipinti, stucchi dorati e marmi finemente lavorati che arricchiscono l’aula liturgica. Nei secoli la custodia del santuario è stata affidata a numerosi ordini religiosi. Inizialmente ci furono i Frati umiliati, detti Preti bianchi, ai quali nel 1631 subentrarono i Monaci basiliani che lasciarono nel 1829 la cura del luogo sacro ai Frati minori.
Le tradizioni
La tradizione vuole che nell’ultimo giorno della novena per la festa dell’Assunta i fedeli si rechino in processione al santuario accompagnati da carri con l’effige mariana. La sera del 14 si consuma la tradizionale Palatella, un panino farcito con melanzane in aceto e alici salate di Cetara. Mentre si mangia, la piazza del santuario è un tripudio di musica grazie ai canti dei tammorrari. Una festa raccontata anche da Domenico Rea in Ninfa Plebea.

Il santuario è epicentro di un’altra tradizione: la Festa del Majo. Il Primo Maggio, in memoria della consacrazione del tempio alla Mater Domini avvenuta nel 1061, due cortei di figuranti provenienti da Roccapiemonte e Nocera Superiore si ritrovano per chiedere la benedizione dei futuri raccolti.
La basilica di Santa Maria Materdomini oltre ad accogliere fedeli e pellegrini è anche un fervente centro di formazione e punto di riferimento sociale e caritatevole per Nocera Superiore e Roccapiemonte.
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