«No alla mediocrità, servono sacerdoti santi e sorridenti». Il monito del vescovo Giuseppe nella solennità di sant’Alfonso

Un invito ai sacerdoti a riscoprire la radicalità del Vangelo, rifuggendo ogni forma di mediocrità e lasciandosi conformare sempre più a Cristo. È il cuore dell’omelia pronunciata dal vescovo Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, durante la solenne Messa pontificale celebrata ieri nella Basilica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani, in occasione della solennità del santo vescovo, dottore della Chiesa e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore.

La celebrazione ha assunto un significato particolare nell’anno in cui ricorre il 3° centenario dell’ordinazione sacerdotale di sant’Alfonso, avvenuta il 21 dicembre 1726 nel Duomo di Napoli. Fin dalle prime parole, il vescovo ha ricordato come la vita del santo continui a parlare alla Chiesa di oggi: «I santi sono uomini di Dio per tutte le stagioni». Per questo ha affidato all’intercessione del fondatore dei Redentoristi tutti i presbiteri, chiedendo il dono di essere «sacerdoti sani, santi e sorridenti», capaci di custodire la gioia del ministero anche nelle fatiche quotidiane.

Ripercorrendo gli scritti alfonsiani, il vescovo ha delineato il volto del sacerdote secondo il cuore di Cristo: uomo interamente consacrato a Dio, fedele alla preghiera, attento alla storia e ai segni dei tempi, ministro della Parola, della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Un’identità che nasce dalla comunione con il Signore e si traduce in una carità pastorale concreta, vissuta al servizio del popolo di Dio.

Contrastare la mediocrità spirituale

L’urna con le spoglie di sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Tra i passaggi più incisivi dell’omelia, il forte richiamo a contrastare la mediocrità spirituale. «In una cultura liquida – ha affermato – il mediocre si adatta a tutto, prendendo la forma di ogni contenitore. Il credente, forte, aspira ad assumere la forma di Cristo».

Da questa immagine è scaturito l’invito a custodire la fedeltà al Vangelo senza lasciarsi condizionare dalle mode del momento, mantenendo come unico riferimento la Croce di Cristo.

Il vescovo ha poi messo in guardia dal rischio di ridurre la Chiesa a una semplice organizzazione sociale o politica, ricordando che la sua missione nasce dal mistero della redenzione.

In questo contesto ha esortato a riscoprire l’autentica devozione ai santi, «profeti scomodi di una nuova umanità, testimoni gioiosi del Vangelo e maestri di vera civiltà», capaci ancora oggi di indicare il cammino della fede.

Testimoni credibili della «Copiosa Redemptio»

Nella parte conclusiva dell’omelia, il vescovo Giudice ha rivolto un intenso pensiero ai sacerdoti, riprendendo una riflessione del teologo Giuliano Zanchi. «Noi siamo anzitutto dei credenti, e si deve vedere», ha ricordato, sottolineando come il ministero ordinato non possa mai ridursi a una funzione, ma sia una scelta di vita che coinvolge tutta la persona, chiamata a donarsi con generosità e gratuità alla comunità.

Il ringraziamento finale a sant’Alfonso è diventato così una preghiera per tutta la Chiesa: perché l’esempio del grande dottore della Chiesa continui a formare presbiteri capaci di vivere il Vangelo con autenticità, gioia e dedizione, testimoni credibili della «Copiosa Redemptio» annunciata dal fondatore dei Redentoristi.

Ieri sera, dopo la celebrazione, c’è stato un altro importante momento. La Fanfara della Polizia di Stato si è esibita in concerto nella piazza antistante la Basilica.

Le celebrazioni odierne

Oggi in Basilica le Messe saranno celebrate alle 7, 8.30 e 10.30. Questa sera, alle 20, i festeggiamenti si concluderanno con la Messa celebrata in piazza e presieduta da padre Gennaro Sorrentino, superiore provinciale della Provincia Europa Sud della Congregazione alfonsiana.

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