L’originalità ci rende interessanti

Sceglie un argomento spinoso Salvatore D’Angelo per l’editoriale estivo. La deriva omologante conseguenza della costante, quasi compulsiva, richiesta di aiuto alle applicazioni di intelligenza artificiale.
Foto di BrownMantis da Pixabay

In queste settimane, con una molteplicità di feste religiose e sagre, ho guardato con attenzione i manifesti promozionali. È deformazione professionale. Ho notato che, o si promuovessero feste patronali o momenti conviviali, in molti casi le grafiche non differivano. Per le feste mariane il celeste, per i martiri il rosso, per le serate musicali a base di panini e verdure il verde.

Una deriva omologante. È la conseguenza della costante, quasi compulsiva, richiesta di aiuto alle applicazioni di intelligenza artificiale.

Qualcuno potrebbe rispondermi che in questo modo si abbattono i costi e si riducono i tempi. Ma si sacrifica la creatività, l’originalità e la professionalità. Non voglio fare una difesa di ufficio, ma la differenza si percepisce e capita sovente che grafiche identiche rischino di passare inosservate. Ho notato che pure per recenti avvenimenti storici non si sia lesinato con l’AI per realizzare manifesti e brochure. Ipotizzo, senza temere smentita, che frotte di giovani studenti o professionisti poco valorizzati, forse anche gratuitamente, avrebbero volentieri abbinato il loro nome ad uno di questi appuntamenti.

È da tempo che ripeto agli investitori pubblicitari, suffragato dalle tesi di esperti e studiosi, che non conta il numero di visualizzazioni, ma quanto tempo ci si sofferma su un contenuto. È la seconda media che fa la differenza e fa comprendere se il contenuto è efficace o meno.

Si potrebbe trasferire questa considerazione anche sui testi scritti: articoli giornalistici, ma anche relazioni, temi e, perché no, omelie. Le app di AI possono pure aiutare a costruire un ragionamento, ma è l’intelligenza umana che deve renderlo unico e interessante.

Anche un orecchio poco attento o una lettura distratta consente di accorgersi se una struttura, ancor peggio tutto il testo, è stato realizzato da un bot. Più confidiamo sull’artificio, più si rischia una perdita di senso.

Se non ho più voglia di scrivere un articolo interessante, preparare un’omelia arricchente o una relazione interessante non potrò lamentarmi dell’uditorio poco attento; dovrò prendermela con me stesso se durante la Messa ci si distrae o se convegni e media tradizionali rischiano di essere lettere morte.

Allora faccio appello ad una massima dell’amatissimo san Carlo Acutis – anch’egli vittima di deformazioni e alterazioni da AI – «Dio non vuole fotocopie, ma solo originali». Facciamone tesoro perché possiamo essere contenitori ricchi di senso, valori e interessi da donare all’altro, non scatole vuote da riempire di nulla in bella mostra sugli scaffali della vita.

Un sollecito anche per questo tempo, affinché lo si possa vivere e lo si riesca a vivere per quello che si è e non per quello che sono gli altri. Buona estate da originali, non da fotocopie!

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