Risuona forte e chiaro da Pompei l’appello dei vescovi campani rivolto alle istituzioni, alla politica e alla società civile, invocando un «sussulto di dignità e di responsabilità» che metta il bene comune, la dignità della persona e la responsabilità verso la nostra terra al di sopra degli interessi di parte.
L’appello dei Pastori campani è stato illustrato questa mattina in conferenza stampa, presso la sede della Conferenza episcopale campana, in piazza Bartolo Longo 1, a Pompei dal presidente della CEC, il Vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna, e dal segretario, il Vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca.
L’Appello, maturato alla luce del messaggio consegnato da Papa Leone XIV durante la sua recente visita nella Regione, si propone come un messaggio d’amore delle Chiese locali per una terra di cui i Vescovi conoscono ferite e risorse, stanchezze e capacità di rialzarsi, decisi a non rassegnarsi a una narrazione fatta solo di emergenze, paura o illegalità. «Ci sta a cuore la Campania – si legge nella nota -. Ci stanno a cuore le nostre comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i lavoratori, i migranti, i detenuti, coloro che abitano le aree interne, le periferie urbane e sociali, le terre ferite dall’inquinamento, dall’illegalità e dall’abbandono».
Per questo motivo la Chiesa campana richiama alcuni temi che “interpellano oggi la Campania e chiedono un discernimento serio, condiviso e non ideologico”. Perché la vita va custodita sempre: quando nasce, quando è malata, quando è ferita dalla solitudine, dallo sfruttamento, dalle carceri o dalla rassegnazione, “perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte”.
Da qui l’attenzione al dibattito sul fine vita, alla necessità di rafforzare le cure palliative, l’accompagnamento e la prossimità verso chi soffre, così come la preoccupazione per la deospedalizzazione dell’aborto e per il rischio di ridurre questioni così delicate a semplici procedure, senza un adeguato accompagnamento delle donne e senza una piena assunzione di responsabilità da parte della società.
I Vescovi richiamano inoltre le parole di Papa Francesco, ricordando che ogni attentato alla vita, dall’aborto alla guerra, dalle morti sul lavoro ai migranti lasciati morire in mare fino all’eutanasia, interpella la coscienza di tutti: «È attentato alla vita la piaga dell’aborto, è attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia».

Ampio spazio è dedicato alle grandi questioni sociali che attraversano la Campania. Il documento richiama le difficoltà del sistema sanitario e le disuguaglianze nell’accesso alle cure, denuncia il fenomeno della migrazione sanitaria, richiama l’attenzione sulla condizione delle carceri e sulla necessità di percorsi di giustizia riparativa e reinserimento. Vengono inoltre affrontati il tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio, la situazione dei migranti e delle comunità Rom, il dramma dei senza dimora, delle famiglie povere, del lavoro sfruttato, del caporalato e di ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto.
L’Appello guarda anche alle ferite del territorio. I Vescovi esprimono preoccupazione per lo spopolamento delle aree interne, la chiusura dei servizi essenziali e dei presìdi educativi, le conseguenze dell’inquinamento nella Terra dei Fuochi, la presenza della criminalità organizzata e il disagio giovanile, segnato da violenza minorile, povertà educativa e perdita di luoghi nei quali crescere alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo. Tra le questioni richiamate figura anche il problema dell’abbattimento delle abitazioni.
«Come Pastori delle Chiese che sono in Campania – sottolineano altresì i vescovi campani -, non intendiamo sostituirci alle Istituzioni né offrire soluzioni tecniche che spettano alla responsabilità propria della politica, dell’amministrazione e della società civile. Tuttavia, non possiamo restare indifferenti dinanzi a scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, soprattutto dei più poveri e di quanti non hanno voce. Chiediamo fortemente che sui temi indicati si attivi un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa. Chiediamo che le decisioni che toccano la vita delle persone non vengano assunte senza un dialogo serio con i soggetti sociali che quotidianamente incontrano le ferite della gente. A quanti sono impegnati in politica e dichiarano di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa chiediamo coerenza, coraggio e soprattutto capacità di tradurre i principi in scelte concrete. A tutti offriamo la nostra disponibilità ad un confronto leale, prima di giungere alla fase decisionale».

L’invito finale è un sussulto di speranza: non cedere alla paura o all’indifferenza, ma raccogliere il messaggio di Papa Leone XIV per servire la vita e costruire insieme il futuro della Campania: «Crediamo che sia possibile costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita, più capace di custodire i piccoli, i poveri, i fragili e le nuove generazioni. Nel solco del Vangelo e raccogliendo il messaggio che Papa Leone ha consegnato alla Campania, invitiamo tutti a servire la vita, a scegliere la giustizia, a promuovere il bene comune e a non sottrarsi alla responsabilità di costruire insieme il futuro della nostra terra: lo dobbiamo a noi e alle generazioni che verranno.Lo dobbiamo a noi – conclude l’appello – e alle generazioni che verranno»
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