La fine della scuola

Bambini tra noia, campi estivi e richieste infinite a genitori alle prese con il lavoro e ferie sempre più ridotte.

La triplice campanella, si permetta la metafora calcistica nel mese dei Mondiali che per la terza volta di fila i giocatori italiani vedranno mestamente in tv, ha decretato la fine delle ostilità. In Campania la scuola è finita il 6 giugno scorso, addirittura il giorno prima per chi gode della settimana corta. Restano aperti solo i libri dei ragazzi e delle ragazze che affronteranno l’esame del primo ciclo, per intenderci la scuola media, o l’esame di Stato del secondo ciclo, per intenderci l’esame di maturità, quasi un mito greco, per il quale sono stati consumati litri di inchiostro e bobine di pellicole cinematografiche.

E gli altri, soprattutto i bambini della scuola primaria? E che accadrà quando chiuderanno anche gli asili, alla fine del mese di giugno? Questione che fa tremare i polsi ai poveri genitori alle prese, peraltro, con grandi domande esistenziali: perché un bambino che, per tutto l’anno, fatica a svegliarsi per essere puntuale a scuola, d’estate è già “operativo” alle 7 di mattina?

A mamme e papà non mancano mai i consiglieri, anche il web ne è pieno: qualcuno suggerisce di preparare delle tabelle di marcia delle varie giornate, altri di far realizzare ai figlioli lavoretti creativi, altri ancora di portarli al parco o al mare.

“Piccolo” impedimento: il lavoro. Come fa un genitore che lavora a progettare giornate speciali che non facciano annoiare la prole? (La noia sembra diventata un mostro da evitare, invece può essere una fonte di creatività).

Qualche rimedio c’è: un campo estivo – sono sempre di più le parrocchie che li organizzano venendo incontro alle reali esigenze della comunità –, per i più grandi un viaggio all’estero, una colonia fuori città. Soluzioni del genere. Non sempre possibili a tutti e comunque non sufficienti. I genitori vivono i mesi estivi nutrendo sentimenti diversi. A giugno si illudono che tutto vada bene e progettano le giornate con la stessa perizia di Ferdinando Magellano mentre studiava le mappe per circumnavigare il globo.

A luglio si sgretola l’illusione e si dirada ogni energia e ogni buona intenzione. È il mese della resa: i lavoretti realizzati sono distrutti, la casa è invasa di sabbia, briciole e pezzi minuscoli di plastica non identificata. Più pulisci e più aumentano i segni del passaggio di piccoli Attila. Ad agosto, quando ogni resistenza è abbattuta, i genitori hanno sguardi persi nel vuoto e contano i giorni che mancano alla riapertura della scuola benedetta tra un “mi annoio” (e hanno trecento giochi nella stanza), un “ho fame” (detto subito dopo la colazione, il pranzo o la cena), un “posso guardare l’iPad?” (che domande: certo che no!).

E intanto i libri più ignorati di sempre, quelli delle vacanze, si sono adattati a non trasmettere nozioni, ma a fare da vassoio per il bicchiere di succo di frutta. Sarà completato negli ultimi due giorni prima del rientro in classe tra minacce di castighi biblici.

Buona estate a tutti i genitori. È un augurio ironico? Sì, lo è.

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