Nelle scorse rubriche l’architetto Angelo Santitoro sottolineava come intorno ai primi decenni del XII secolo la chiesa di San Giovanni Battista a Striano fosse sotto la giurisdizione della Diocesi nolana e sempre in quel periodo fu donata ai Benedettini di Napoli. Non a caso uno dei dipinti più significativi presenti nell’edificio sacro è dedicato alla Madonna con Bambino e i Santi Severino e Sossio, ai due santi è dedicata la chiesa dell’unico monastero benedettino di Napoli, eretta sotto il Decumano inferiore intorno al X secolo.
Si tratta di un olio su tavola del 1506, opera del pittore lombardo Protasio Crivelli, a san Severino Abate era dedicata l’antica chiesa prima della sua rifondazione e intitolazione al Battista e, come riportato dall’iscrizione presente nel dipinto, alla base del trono, essa fu commissionata e donata alla chiesa madre strianese dal barone locale Luigi di Casalnuovo.
La pala d’altare, di medie dimensioni, inquadra i soggetti nel contesto iconografico tipico dell’epoca. Al centro, la Vergine col Bambino è seduta su di un trono la cui parte superiore a forma di conchiglia simboleggia la purezza e la verginità. Un ampio e luminoso spazio paesaggistico fa da sfondo al dipinto e su di esso, ai lati di Maria, si stagliano le due figure dei santi. A destra Severino, patrono di Striano, è rappresentato con abiti episcopali, a sinistra san Sossio, in dalmatica rossa, è raffigurato con la palma del martirio. In basso lo stemma del Barone di Striano, che in seguito fu ripreso nel gonfalone cittadino.
A san Luigi Gonzaga e a san Filippo Neri sono dedicate due tele ovali del XVIII secolo, situate nel transetto sinistro della chiesa, la prima è firmata a F. Morelli e la seconda a lui attribuita.
Nell’abside del presbiterio sormonta l’altare maggiore la tela firmata da Andrea Scalera nel 1768 della Madonna del Carmine tra i Santi Giovanni Battista e Severino Abate. Pittore poco noto che secondo Giuseppe Ferrigno, autore di una storia puntuale della parrocchia di Striano, edita nel 2008, dal titolo “Il respiro della fede”, si rifà sia a Paolo de Majo che ad una Madonna del Carmine e Santi dipinta dal Cenatiempo verso la metà del XVIII secolo. Nell’opera la Vergine abbraccia teneramente il Bambino che la ricambia accostando il suo volto a quello della madre.
Oltre a diverse tele del XIX secolo sono da segnalare le pitture murali della sacrestia con raffigurazioni di finte architetture e temi floreali.

Vanno sicuramente ricordate tra le diverse sculture lignee, la raffigurazione del XV secolo della Madonna di Costantinopoli e un’interessante Madonna del Rosario del Seicento napoletano.
In conclusione, va fatto almeno un accenno ad un manufatto di notevole interesse storico-artistico proveniente da questa parrocchia e in esposizione presso il Museo diocesano: una Croce astile bifacciale del XV secolo, in argento lavorato con la tecnica dello sbalzo e del cesello. L’antico manufatto è composto da dieci lastre d’argento e presenta bracci con terminali trilobati. Al centro del recto campeggia la figura di Cristo e sul verso il San Giovanni Battista; nelle lobature sono presenti, oltre ai simboli degli evangelisti, le figure di Maria, di due angeli e dell’Evangelista Giovanni.
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