Una Festa della Repubblica speciale per la cittadina di Corbara. Un giorno nel segno della memoria liturgica di sant’Erasmo e nel ricordo di un corbarese d’adozione, don Gerardo Cicalese, che non è mai scomparso dal cuore dei cittadini. Il sindaco Pietro Pentangelo e la parrocchia guidata da don Vincenzo Buono hanno voluto vivere un momento di unità, coesione e ricordo.
Il primo momento è stata la celebrazione della Messa all’eremo di Sant’Erasmo. La liturgia è stata presieduta dal vescovo monsignor Giuseppe Giudice. Al termine, la comunità cittadina di Corbara si è ritrovata al borgo Sala per l’intitolazione di una strada in memoria di don Gerardo Cicalese. Qui, il sindaco Pentangelo e il vescovo Giudice hanno scoperto una targa commemorativa.
Don Gerardo Cicalese guidò la parrocchia di San Bartolomeo Apostolo dal 1948 fino alla sua prematura scomparsa nel 1968.
Nel ricostruire la sua biografia, la professoressa Rosa Troiano lo definisce «figura molto amata di sacerdote», sottolineando come abbia svolto «un ruolo importante di guida spirituale e umana presso la comunità cristiana di Corbara, tra gli anni Cinquanta e Sessanta».





La biografia di don Gerardo
Nato a Nocera Superiore il 18 giugno 1922, don Gerardo maturò molto presto la vocazione religiosa. Il padre, carrettiere, guardava con preoccupazione alla scelta del figlio, anche a causa delle difficoltà economiche della famiglia. Come ricorda Troiano, il giovane seminarista «dovette vincere le resistenze paterne» per poter intraprendere il cammino verso il sacerdozio. Dopo gli studi presso il Seminario di Nocera Inferiore, completò la sua formazione al Seminario Regionale Pio XI di Salerno.
Furono anni decisivi non soltanto per la crescita spirituale e culturale, ma anche per lo sviluppo di quelle passioni che avrebbero caratterizzato il suo apostolato. Durante il periodo della formazione nacque infatti «quella passione verso la musica, il canto e il teatro, che seppe coltivare poi nel tempo come strumento per incontrare e formare moralmente i giovani». Una sensibilità educativa che si manifestò già da seminarista, quando contribuì alla fondazione del Gruppo Scout di Croce Malloni insieme a monsignor Aniello Attanasio e don Vincenzo Attanasio.
La sua attenzione ai bisogni della comunità si manifestò anche attraverso l’impegno per il restauro della parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Pecorari, sostenuto mediante raccolte di fondi e rappresentazioni teatrali di argomento religioso nelle quali partecipava personalmente come regista e interprete.
Gli anni di don Gerardo a Corbara
Ordinato sacerdote nel 1945, iniziò il ministero come viceparroco della parrocchia di San Matteo a Nocera Inferiore. Il passaggio decisivo della sua vita pastorale avvenne il 24 giugno 1948, quando il vescovo gli affidò la guida della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo di Corbara. Qui, scrive Troiano, «si incontra con una piccola comunità rurale di paese, che lo accoglie con cordialità ed affetto», dando inizio a un legame destinato a durare vent’anni.
Tra le iniziative che segnarono maggiormente la vita della parrocchia vi fu la creazione di una scuola di catechismo, formò giovani catechisti e promosse incontri periodici di approfondimento, contribuendo alla crescita di un’intera generazione di laici impegnati.
Accanto alla catechesi, un altro pilastro della sua azione pastorale fu l’associazionismo cattolico. La professoressa Troiano ricorda che «l’altro pilastro della sua attività organizzativa fu l’impianto di diverse sezioni di Azione Cattolica articolate per età e ruoli». Grazie al suo impegno, l’associazione corbarese divenne una delle più attive dell’intera diocesi, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti da parte dei vescovi. Particolarmente significativo fu il risultato raggiunto nel 1957, quando il ramo della Gioventù Femminile conquistò una competizione nazionale a Roma.

Importante fu anche la fondazione dell’Oratorio San Giovanni Bosco, autentico laboratorio educativo e luogo di aggregazione per tanti giovani del territorio. Attraverso attività formative, culturali e ricreative, l’oratorio divenne uno spazio privilegiato per trasmettere valori cristiani e senso di appartenenza alla comunità.
Tra le opere più significative promosse dal parroco figurano inoltre l’Apostolato della Preghiera e la diffusione della devozione al Sacro Cuore di Gesù, oltre all’organizzazione delle Missioni dei Padri Passionisti. Come ricorda la studiosa, è rimasto vivo il ricordo di una comunità che, «sollecitata dallo zelo apostolico del suo parroco, accorresse con numerosa affluenza agli incontri di preghiera e di meditazione», partecipando con convinzione alla vita religiosa del paese.
La morte prematura
La sua esistenza terrena si concluse improvvisamente il 3 febbraio 1968 presso il Policlinico di Napoli. La notizia della morte suscitò profondo dolore nella comunità corbarese, che gli tributò solenni funerali nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo. Le sue spoglie riposano oggi nel cimitero di Nocera Superiore.
A distanza di decenni, la comunità di Corbara ha deciso di intitolargli una strada al borgo Sala in un giorno significativo: la memoria liturgica di sant’Erasmo e l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.
Le cittadinanze onorarie a tre sacerdoti
L’amministrazione comunale del sindaco Pentangelo è molto attenta al rapporto con la comunità ecclesiale. Ne ha riconosciuto l’impegno in più occasioni, sin dalla concessione della cittadinanza onoraria al vescovo monsignor Giuseppe Giudice.
In questo solco si inserisce il riconoscimento di altre tre cittadinanze onorarie che il sindaco e il consiglio comunale hanno deciso di attribuire ai parroci che hanno animato la comunità corbarese.
L’onorificenza sarà attribuita a: don Vincenzo Buono, parroco di San Bartolomeo Apostolo; padre Luigi Lamberti, rettore dell’Eremo di Sant’Erasmo; monsignor Antonio Calabrese, già parroco di Corbara ed attuale parroco di San Michele Arcangelo in Episcopio di Sarno.
Nel provvedimento approvato dalla giunta comunale si richiama il valore della cittadinanza onoraria quale riconoscimento destinato a personalità che si siano distinte «per l’esempio di una vita ispirata ai fondamentali valori umani della solidarietà, dell’amore e dell’aiuto al prossimo», nonché per il contributo alla crescita culturale e sociale della comunità.
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