In Italia esistono circa cento centri “speciali”, chiamati CRAS, in cui avvengono veri e propri miracoli per la tutela della biodiversità.
I Centri di Recupero Animali Selvatici, infatti, accolgono e curano complessivamente oltre 150.000 animali all’anno, concentrandosi prevalentemente sulla gestione di traumi e situazioni di difficoltà causate, direttamente o indirettamente, dalle attività umane.
Le tipologie di intervento più diffuse includono: soccorso per traumi e incidenti per collisioni stradali, avvelenamenti e bracconaggio (quindi cure per animali colpiti da armi da fuoco o intossicati da esche avvelenate e piombo).
Tra gli altri interventi c’è il soccorso agli animali rimasti incastrati in reti, cavi, rifiuti abbandonati o caduti in canali con sponde di cemento da cui non riescono a risalire. C’è poi il recupero di giovani esemplari “orfani”: pulli o cuccioli prelevati erroneamente dai cittadini che li credono abbandonati.
Attività e strutture messe a rischio da una mancanza di fondi cronica e, quindi, dalla miopia politica che un po’ ovunque non ha compreso quanto la tutela della biodiversità abbia un ruolo strategico per la nostra sopravvivenza e, perché no, per la creazione di opportunità lavorative e, quindi, di sviluppo territoriale.
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