Il percorso vocazionale di Luca Corradino ha il profumo di nonna Maria e il suono della musica. Nato il 3 dicembre 1997, Luca cresce a Paestum insieme ai genitori, alla sorella Federica e ai nonni materni, fino all’inizio del liceo.La sua infanzia si divide tra la scuola, la famiglia e la parrocchia, dove riceve la Prima Eucaristia. È qui che nasce il legame con la musica: appassionato fin da piccolo, suona un organo Farfisa degli anni ’60. Quando entra nel coro, l’organista titolare lo nota e lo fa sedere accanto a sé. «A nove anni, un giorno in cui lei non c’era, ho suonato da solo per la Messa», ricorda Luca. «È mancata lo scorso anno a 59 anni; è stata la persona più importante nel mio rapporto con la musica».

In quegli anni Luca diventa un punto di riferimento in parrocchia, occupandosi insieme a una suora anche di aperture e chiusure come uno “pseudo sacrestano”. Tuttavia, il suo impegno è più legato al ruolo e al benessere trovato in una comunità accogliente che a una profonda consapevolezza di fede. «Oltre la parrocchia non c’era niente: sulla statale solo la chiesa, la scuola e casa mia».
Nel 2011 la vita di Luca cambia: i genitori si separano e muore il nonno materno. Sente il desiderio di tornare a Nocera Inferiore: «Volevo che mia nonna passasse gli ultimi anni nella sua città, vicino ai fratelli». Ma il distacco da Paestum è brusco. Arrivato a Nocera ad agosto, non trova subito una dimensione parrocchiale che lo coinvolga anche musicalmente e si allontana dalla Messa domenicale per due anni.A riportarlo in chiesa è ancora una volta nonna Maria. Affetta da problemi motori e timorosa di uscire, viene “trascinata” dal nipote alla Messa domenicale a San Matteo, affidata a don Raffaele Ferrentino. «Con la scusa di portare lei, mi sono reintegrato».
Quel nipote che accompagna la nonna sottobraccio attira l’attenzione dell’Azione Cattolica, che lo invita agli incontri. Luca rientra nel coro, riprende in mano le chiavi della chiesa e ricomincia a interrogarsi: «Credevo, però avevo paura di essere legato a un ruolo più che al rapporto con il Signore». Don Raffaele diventa presto un maestro di vita spirituale e di liturgia: stavamo in sagrestia e, all’improvviso, si parlava di santi, teologia e spiritualità in maniera semplice e bella.
La svolta. La vera svolta arriva con la morte di nonna Maria, il 22 settembre 2017. Negli ultimi anni, segnati dalla demenza, il loro rapporto si era quasi invertito: «Lei era come una figlia ed ero l’unico che riconoscesse». Il giorno della sua scomparsa Luca vive una crisi profonda: «Incolpai mia mamma di avermi avuto tardi e di non aver potuto godere più a lungo della presenza di mia nonna. Fu una giornata tragicomica: quando mi dispero finisco per ridere, sono ironico».
La nonna resta in obitorio al San Leonardo di Salerno, Luca torna a casa. Ma durante la notte, guardando una stella dal balcone, ricorda un sogno che la nonna raccontava spesso: sua madre che, dopo la morte, le diceva di non disperarsi perché era diventata una stella. Una pace improvvisa lo avvolge. Al funerale, Luca si veste di bianco e suona l’organo a festa, trasformando il dolore in annuncio di Risurrezione: «Ho abbandonato l’idea di una luce lontana per incontrare una Persona».Il futuro di Luca, però, sembrava già scritto.
Dopo un anno di ingegneria elettrica decide di lasciare gli studi e iniziare a lavorare: fa l’elettricista, il parrucchiere e l’operaio in una ditta che produce macchine per scatolifici. Dal 2015 è fidanzato e la vita scorre serena, lontana dall’idea del seminario. «Quando i seminaristi venivano in parrocchia, mi divertivo a prenderli in giro».
Tutto cambia il 29 settembre 2018. Durante un matrimonio, don Raffaele gli chiede di aiutare a distribuire la Comunione.
«Sentire per la prima volta il Corpo di Cristo tra le mie mani mi destabilizzò; tremavo». Un messaggio del parroco, la sera stessa, lo colpisce profondamente: «Vedendo le tue mani tremare, ho rivisto le mie quando il vescovo Illiano mi mise la patena tra le mani».Il colpo decisivo arriva la notte di Natale. Luca regala a don Raffaele una casula bianca. Vedendolo uscire per la Messa con quel dono, scoppia a piangere: «Un giorno quella la dovrò indossare anch’io». Quella stessa notte, dopo aver distribuito nuovamente l’Eucaristia, rimane in adorazione davanti al Santissimo nella parrocchia di Santa Maria del Presepe fino alle tre del mattino, quando arriva il parroco, don Piercatello Liccardo, a chiudere la chiesa. Lì comprende che deve iniziare un nuovo cammino.
La resa. Il 28 dicembre ne parla con la fidanzata, che lo spiazza: «Lo so che mi vuoi lasciare perché vuoi diventare prete». Lei lo aveva capito prima di lui. Il primo gennaio arriva anche la conferma di don Raffaele: anche lui aveva intuito ciò che Luca portava nel cuore. Dopo aver custodito questo germe vocazionale, il 16 luglio del 2019 ne parla con il vescovo Giuseppe Giudice ed entra in seminario a settembre, dopo l’annuncio in comunità.Oggi si sta preparando al baccalaureato con una tesi sulla musica liturgica come via di evangelizzazione. In attesa di essere ordinato diacono con l’imposizione delle mani del Vescovo, svolge il suo servizio presso la collegiata di San Giovanni Battista di Angri, affidata al vicario generale mons. Vincenzo Leopoldo, con il quale ha un rapporto splendido, e insegna religione presso l’istituto Giustino Fortunato. Vive tutto con la stessa passione che un tempo metteva sui tasti di quel vecchio Farfisa.
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