Grandi occhi azzurri e un nome di famiglia, quello del nonno materno. Orazio De Vivo è nato a Sarno il 30 dicembre 1999, ultimogenito di Michele e Concetta. In famiglia respira il profumo della fede: la mamma è membro del Rinnovamento nello Spirito Santo e frequenta la parrocchia di Sant’Alfredo. «Quante volte, da bambino, mi sono addormentato sui gradini dell’altare, quando la sera mamma mi portava con sé agli incontri di preghiera», ricorda il giovane che sta per essere ordinato diacono da monsignor Giuseppe Giudice.
Nella comunità, affidata in quegli anni ai Pavoniani, sotto la guida di padre Pietro Lombardi, muove i primi passi partecipando all’oratorio e, d’estate, al Grest. Riceve la Prima Eucaristia nella parrocchia di Sant’Alfonso, dalle mani di don Raffaele Corrado. Qui sua sorella Anna è educatrice Acr e, poiché i genitori lavorano a Poggiomarino, lo porta con sé agli incontri che lo preparano a ricevere per la prima volta Gesù.
La formazione e i primi segnali della vocazione
Quando frequenta la quarta elementare, torna a casa e dice alla mamma di voler diventare sacerdote. Concetta non si sorprende: come Maria, custodiva nel cuore la nascita speciale del suo ultimo figlio. Aveva già vissuto tre gravidanze; una bambina era morta durante il parto. Poi erano arrivati Anna e Alessandro e i medici le avevano detto che un’altra gravidanza avrebbe messo a rischio la sua vita. Quando suo padre si ammala, Concetta se ne prende cura con dedizione filiale. «Il nonno era sul punto di morire e le sorride. Mamma gli chiede: “Perché ridi?”» racconta il seminarsita. Il nonno non risponde e, poco dopo la sua salita al cielo, Concetta scopre di essere incinta. Nasce Orazio, un figlio che lei ha sempre definito «non suo».
Se la mamma non si sorprende, i compagni di classe invece lo prendono in giro, tanto che il bambino chiude quel desiderio nel cuore e continua la sua vita come se nulla fosse. Conclude le scuole medie e si iscrive all’istituto alberghiero «Domenico Rea» di Nocera Inferiore, specializzandosi in accoglienza turistica e lingue straniere. Grazie all’alternanza scuola-lavoro, Orazio lavora durante l’estate e vive diverse esperienze all’estero. In quegli anni sperimenta anche le prime relazioni sentimentali, senza allontanarsi dalla parrocchia e rimanendo fedele all’Eucaristia domenicale. «Quando tornavo tardi dalle serate con gli amici, mi cambiavo e uscivo direttamente per la Messa delle 7.30» aggiunge. Al mattino c’era sempre bisogno di dare una mano, come ministrante o nel coro: «suonavo o svolgevo il servizio all’altare». Era una Celebrazione senza fretta, frequentata soprattutto da persone che lavoravano in campagna e si svegliavano molto presto.

La crisi e la chiamata
Tra la fine del terzo e l’inizio del quarto anno delle superiori, nonostante il successo scolastico e le esperienze lavorative – tra cui l’attività a Vietri sul Mare, al ristorante «Voce del Mare» – Orazio inizia a percepire un senso di vuoto. «Facevo tante cose, ma sentivo che qualcosa non andava. Quello che faccio mi piace davvero? Che cosa mi dà veramente gioia?». Né la scuola né il lavoro sembrano offrirgli una risposta.
Decide così di partecipare più spesso a Messa. Nel frattempo, i Pavoniani lasciano la parrocchia e arriva don Domenico D’Ambrosi. Una domenica, dopo la Celebrazione, il sacerdote lo accompagna a casa e, durante il tragitto, gli chiede cosa non va. Orazio accenna a qualche difficoltà, dicendo di sentirsi in bilico. Il sacerdote lo guarda e gli dice: «È inutile che ti affanni, tanto Lui ti vuole». Parole che lo spiazzano e fanno riemergere con forza la domanda vocazionale: quel sentirsi chiamato per nome fin da bambino, «un desiderio chiuso a chiave nel cuore, con tanti lucchetti». Poco alla volta, quei catenacci si spezzano e il giovane comincia a interrogarsi in modo più maturo. Decide di partecipare con maggiore assiduità alla Celebrazione Eucaristica settimanale e inizia a prendere parte agli incontri vocazionali del gruppo Emmaus, affidato a don Roberto Farruggio. Partecipa al suo primo campo vocazionale, alla Purità di Pagani, dove scopre di non essere solo a portare quelle domande nel cuore.
Durante questo tempo di discernimento si reca in pellegrinaggio ad Assisi. Sulla tomba di Francesco, raccolto in preghiera, dice: «Signore, fammi capire che cosa vuoi che io faccia». La risposta è chiara: «Vieni e seguimi». Inizia il quinto anno: Orazio pensa di concludere gli studi mentre approfondisce il carisma dell’unità del Movimento dei Focolari, di cui don Domenico fa parte. «Donerò quello che sto raccogliendo», si ripete. La fidanzata – stanno insieme dal terzo anno – si accorge che qualcosa non va: Orazio è presente fisicamente, ma con il cuore altrove. Finché il giovane trova il coraggio di parlarle. La ragazza comprende che è in gioco qualcosa di più grande.
In bilico
Quando l’orizzonte sembra rischiararsi, arriva un’altra prova, quasi una tentazione. Compie diciotto anni e il direttore dell’albergo dove svolgeva l’alternanza scuola-lavoro decide di fargli un regalo: apprezzando le sue doti e la conoscenza dell’inglese, gli offre la possibilità di lavorare negli Stati Uniti, a Los Angeles. Era tutto ciò che, in passato, aveva sempre desiderato. «Ho vissuto due mesi di profonda crisi – ricorda – versando tutte le lacrime del mondo. Mi sentivo a un bivio, diviso tra il desiderio di una felicità concreta e una più grande». Parte per l’Erasmus, ma torna con più dubbi di prima. Don Domenico lo incoraggia: «Mettiti in preghiera e ascolta il cuore».
Inizia il Triduo pasquale: non può più restare in bilico, deve scegliere. Accompagna don Domenico alla Messa crismale e alla Veglia Pasquale, senza sapere che il Signore lo sta aspettando proprio lì. Ascolta l’Exsultet — «felice colpa che meritò un così grande Salvatore» — e qualcosa dentro di lui si spezza: «Sto facendo un dramma per niente!». Scoppia in lacrime. È il momento della luce: comprende che la logica dell’incertezza lascia spazio a un’unica certezza, l’amore di Dio. Finalmente ha capito.
Il seminario e il presente
Dopo aver parlato con il vescovo Giuseppe, padre sempre accogliente, e con la famiglia, entra in Seminario seguendo il percorso propedeutico: una prima fase non residenziale, con incontri di discernimento, cui segue l’ingresso nella comunità nel mese di novembre.
Il 13 maggio 2025 consegue il baccalaureato in Teologia discutendo con una tesi sull’evoluzione giuridico-sacramentale del matrimonio dal Concilio Vaticano II a oggi. In attesa dell’ordinazione diaconale, insegna religione presso l’Istituto comprensivo «Giovanni Amendola» e l’Istituto comprensivo «Antonio Esposito» di Sarno e vive in canonica, con don Carmine Citarella, a Casali di Roccapiemonte: una scelta che gli permette di essere più vicino alla comunità di Santa Maria delle Grazie e Santa Maria Addolorata.
A lungo in bilico tra sogni e ricerca di senso, oggi Orazio ha trovato il suo equilibrio: consegnarsi senza riserve all’amore di Dio.
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