Veglia di Pentecoste al Battistero di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore. Sabato 23 maggio, vigilia di Pentecoste, alle 20.30, la Diocesi si ritroverà nel complesso nocerino per invocare insieme lo Spirito Santo.
Un appuntamento tradizionale, che si ripete da alcuni anni e convoglia la Chiesa diocesana, in particolare i membri delle associazioni locali, sotto le volte della Rotonda. La comunità si ritroverà guidata dal vescovo monsignor Giuseppe Giudice.
Infatti, il Battistero è stato scelto come luogo simbolo di questa celebrazione dalla grande intensità.
Infatti, si eleva la preghiera corale affinché lo Spirito Santo si effonda su tutta la Chiesa diocesana.
“Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”.
(Gv 3,7-8)
La Veglia di Pentecoste è animata tra l’altro dalle aggregazioni laicali per esprimere i vari doni e carismi effusi dallo Spirito Santo. La varietà della Chiesa e di chi opera al suo servizio per il bene del mondo.
«Lo Spirito ci dona la capacità di essere presenza generatrice dell’amore trinitario in ogni ambiente. Ci insegna ad abbandonare le nostre sicurezze, per superare la velleità dell’autosufficienza e dell’egolatria, per decentrarci dall’idolo dell’individualismo. Apre il cuore e gli occhi di ciascuno, per cogliere la bellezza del camminare insieme, del condividere limiti e doni, per scoprire, lungo il nostro cammino, strade sconosciute da lui tracciate», ha riflettuto suor Diana Papa.
L’abbadessa clarissa ha aggiunto: «Egli continua ad agire costantemente in ogni persona. Suscita negli uomini e nelle donne di oggi la scelta di poter pensare, volere, agire, progettare, amare come Gesù, di donare la vita per i fratelli e le sorelle che troviamo lungo i nostri passi».
Quindi, «lo Spirito ci educa a scorgere nella poliedricità dell’esistenza i colori del vivere quotidiano abitato dalla presenza di Dio. Egli apre il nostro cuore alla gratitudine e ci aiuta a comprendere che non ci poteva capitare cosa più bella del dono della vita».

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