«Nelle città ferite, sospesi tra giardini e periferie» è il sottotitolo del Discorso alla Città 2026. Una frase che è anche un sollecito a guardare dentro le nostre città, a non mettere la polvere sotto il tappeto pensando che sia tutto bello, ma nemmeno a cedere alla deriva social del criticare a prescindere. Le nostre città vanno ascoltate, scrutate, comprese e animate.
Maggio è tempo di elezioni e, quindi, quale miglior sollecito di quello del vescovo Giuseppe Giudice ai rappresentanti istituzionali, come a ogni singolo cittadino. Nella nostra diocesi si voterà per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali di Angri e San Valentino Torio. Due realtà diverse per popolazione e vocazione, quanto accomunate da solidi ideali e radicate tradizioni. I candidati possano scrutare nelle loro radici il senso di un nuovo e rinnovato impegno al servizio del bene comune.
Un’opportunità che, invece, non avranno a Pagani. Il 21 aprile il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale «in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa». È la terza volta in tre decenni che Palazzo San Carlo è commissariato per infiltrazioni camorristiche.
Per 18 mesi, a meno di eventuali ricorsi accolti dal Tribunale amministrativo regionale, l’ente di piazza Bernardo D’Arezzo sarà guidato dalla viceprefetto Maria Cristina Caruso, dal viceprefetto aggiunto Aniello De Angelis e dal dirigente Francesco Puglisi. Una condizione che potrebbe essere letta come occasione per resettare il sistema, far decantare aspettative e ambizioni personali e ripartire con un passo diverso. Una terapia d’urto che gli alti funzionari dello Stato incaricati della somministrazione dovrebbero gestire affinché il paziente si ristabilisca completamente e torni a correre. Pagani merita di rialzarsi.
La Chiesa in questo tempo – di elezioni e di commissariamento – dovrà fare la sua parte, provando a contribuire al percorso di rinascita e riscatto sociale, senza prestare il fianco a ismi di ogni tipo. «Tutti i cristiani sono obbligati ad impegnarsi politicamente. La politica è la forma più alta di carità, seconda sola alla carità religiosa verso Dio», affermò Pio XI durante un’udienza alla FUCI. Un richiamo agli elettori e agli eletti. Aiutiamo i candidati, o candidiamoci, per camminare verso questo traguardo.
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