Un lembo del Vesuvio nella nostra Diocesi

L’antica storia dell’odierno complesso parrocchiale di San Giovanni Battista in Striano.
La facciata della parrocchia San Giovanni Battista a Striano

Nell’antica cittadina di Striano, nel contesto dei paesi vesuviani, al confine tra la diocesi di Nocera Inferiore-Sarno e la diocesi di Nola, sorge il complesso dedicato a san Giovanni Battista, formato dalla chiesa con il campanile, la canonica e i locali di ministero pastorale.

Le prime notizie risalgono al Medioevo, come riportato in una bolla di Alfano I, arcivescovo di Salerno, del 1066. Un primo edificio, intitolato a san Michele, risale tra il XI e XII secolo ed era sotto la giurisdizione della Chiesa nolana. Nel 1123 venne donata all’Ordine dei benedettini dei Santi Severino e Sossio di Napoli. Nel 1223 i feudatari di Striano vennero sospettati di schierarsi a favore di Ottone IV e furono arrestati da Federico II; così il territorio di Striano ritornò sotto la giurisdizione dei conti di Sarno. Nel 1277 il villaggio venne donato al Monastero di Santa Maria di Real Valle dal re Carlo I d’Angiò, da lui edificato nei pressi di Scafati e custodito dai monaci cistercensi.

Divenuto fatiscente agli inizi del XV secolo, il complesso fu donato dai padri benedettini alla diocesi di Sarno e, sulle fondamenta della chiesa, ne fu eretta una nuova, sotto il titolo di San Giovanni Battista.

Nel 1737, a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 15 agosto, il campanile crollò e la chiesa subì danni ingenti. Fu ricostruita nel 1738, mentre solamente nel 1748 il Parlamento dell’Università di Striano decise di riedificare il campanile con la carità dei cittadini.

Il complesso è stato oggetto di numerosi interventi di ristrutturazione, soprattutto a seguito degli eventi bellici e del terremoto del 1980.

La facciata attuale è scandita da paraste di ordine gigante binate erette su di uno zoccolo di pietra vesuviana; al di sopra di esse corre la trabeazione su cui è impostato il timpano triangolare. Al centro vi è la porta d’ingresso in legno, sottolineata dalla presenza di una coppia di paraste in stile toscano con sovrastante timpano curvilineo. Il campanile, di forma quadrata, si erige alla sinistra della facciata, rastremandosi nella tipica forma a cannocchiale per tre ordini architettonicamente differenti tra loro. Quest’ultimo è stato oggetto di restauro quest’anno.

La chiesa si presenta a croce latina e a navata unica ritmata da sei cappelle laterali ricavate in nicchia. Le cappelle sono inquadrate da paraste a fusto scanalato, terminanti con capitelli ionici che incorniciano archi a tutto sesto; su di essi corre la trabeazione continua che raccorda e unisce l’intero impianto architettonico. La navata presenta un soffitto a volta con decori in rilievo, interrotta da lunette nelle quali si aprono le finestre superiori.

La cupola a sezione sferica si presenta con un’altezza interna di 12,20 metri. Essa si eleva su pennacchi affrescati e si caratterizza per la presenza di finestrelle disposte a raggiera. La zona presbiterale è divisa dall’aula liturgica da una balaustra poligonale interamente intagliata con marmi policromi risalenti al 1700; la stessa datazione è dell’altare posizionato al centro del presbiterio.

Al di sotto del pavimento della chiesa esiste un ipogeo a due navate coperto a volte, fino al 1866 adibito a sepolcreto.

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