La diffusione dell’Associazione, come stiamo vedendo in questa rubrica, che ci sta aiutando a conoscere l’apostolato della Pia Unione Ammalati attraverso la vita e l’azione del Servo di Dio Alfonso Russo, spinge i soci e quanti vengono a conoscenza dell’Opera a porsi alcune domande fondamentali e chiare sull’Associazione, sulla sua spiritualità, sugli impegni verso gli ammalati, su come costituire e vivere un gruppo e su come relazionarsi nelle diverse comunità parrocchiali per promuovere l’apostolato della sofferenza e organizzare eventi legati al centro di Pagani.
Tali richieste nascono da esperienze vissute; per questo, nel febbraio del 1974, Alfonso, insieme al suo padre spirituale padre Casaburi, cerca di offrire delle risposte. Tra le mani ho infatti un quaderno manoscritto dal quale prendo spunto e che riporto per presentare lo spirito che ha condotto alla fondazione di tale Associazione, la quale, per i suoi tempi, era all’avanguardia sia a livello ecclesiale, in piena sintonia con il Concilio Vaticano II da poco celebrato, sia a livello sociale.
Ecco una prima domanda: qual è lo spirito della Pia Unione Ammalati e come si distingue dalle altre associazioni?
A questa domanda segue una risposta attenta e precisa, che racchiude il desiderio di attribuire alle parole il loro giusto valore. Prima di entrare nello specifico della Pia Unione Ammalati, viene chiarito il significato della parola “spirito”, che così viene definita – riporto:
«A) Per “spirito” intendiamo:
- Il principio attivo che anima e sostiene l’Associazione;
- Le manifestazioni della vita dell’Associazione, promosse da un’idea di soprannaturalità;
- La mentalità o disposizione d’animo che accoglie e coltiva tutte le energie fisiche e spirituali per il raggiungimento del fine proprio.
B) In modo particolare, per la Pia Unione Ammalati intendiamo:
- Il Vangelo portato e applicato fino alle estreme conseguenze, per il miglioramento personale e per quello degli altri nella società;
- Una carità evangelica che abbracci tutti, ma in modo specifico i sofferenti e i sacerdoti comunque inabili;
- Una pietà eucaristica mariana che sia liturgia, culto e devozione, capace di muoversi dall’interno verso l’esterno, evitando ogni forma di pietismo o devozionismo.
Questo è lo spirito della Pia Unione Ammalati, che la porta, in un certo qual modo, a distinguersi dalle altre associazioni. Si distingue anche perché vuole essere “cattolica”, cioè universale, senza fare distinzione o discriminazione, e desidera offrire il proprio aiuto spirituale e materiale ai più poveri e ai più bisognosi.
Tutte le associazioni che, come la nostra, si interessano degli ammalati o dei sofferenti sono buone e utili, perché ciascuna ha un fine e uno scopo da raggiungere secondo i mezzi e le regole stabiliti dai propri fondatori. La Pia Unione Ammalati, tuttavia, si distingue, a nostro avviso, per alcuni aspetti:
a) Perché considera gli ammalati o i sofferenti non solo come destinatari, ma anche come soggetti attivi, chiamati a santificare e valorizzare le proprie sofferenze;
b) Perché gli ammalati o i sofferenti sono oggetto di premura, cura, attenzione e aiuto, non solo spirituale ma anche materiale, da parte dei sani e di quanti desiderano collaborare inserendosi nella Pia Unione Ammalati;
c) Perché mira a infondere nel cuore e nella mente del paziente l’idea di evangelizzazione, di recupero e di salvezza di tante persone che non conoscono il Vangelo o che si sono allontanate dalla Chiesa e dai Sacramenti.
L’azione missionaria che l’Associazione intende svolgere per diffondere questi ideali si realizza:
- Con l’apostolato della stampa;
- Con tutti i mezzi idonei all’evangelizzazione e alla santificazione degli uomini;
- Attraverso l’uso dei cosiddetti mezzi di comunicazione sociale;
- Utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla diocesi in cui si opera;
- Promuovendo “incontri” per le vocazioni sacerdotali e religiose;
- Favorendo “riunioni” delle famiglie degli ammalati, per sensibilizzare sempre più gli animi all’apostolato in questo ambito;
- Istituendo “giornate” sacerdotali per la santificazione dei sacerdoti e per un aiuto fraterno agli inabili».
Meravigliosa è la conclusione in merito – continuo a riportare: «Non crediamo che la Pia Unione Ammalati sia la prima o la sola a lavorare in questo senso, ma dall’esame del programma di associazioni affini, se non erriamo, pare che ci differenziamo un poco».


