Nino D’Angelo si è concesso senza filtri ai suoi concittadini firmando autografi, scattando selfie e donando abbracci. Quella di oggi è stata la giornata della memoria e del riconoscimento per la città di Sarno. Il consiglio comunale ha deliberato all’unanimità la cittadinanza onoraria all’ex caschetto biondo, che con emozione ha ricevuto il riconoscimento che ha definito il «più bello e importante di sempre».
Il cantautore è stato iscritto nell’albo dei sarnesi illustri per aver cantato la frana del 5 maggio 1998 nella canzone “A’ muntagna è caduta”. In quel brano raccontò dei morti, dei soccorritori, della speranza per il ritrovamento vivo di Roberto Robustelli, come ha ricordato in una intervista al mensile Insieme.
Nino D’Angelo è arrivato puntuale all’appuntamento, in programma alle 17.00 a Palazzo San Francesco. In centinaia lo attendevano tra la piazza e l’aula consiliare. «Gli eroi sono quelli che non ci sono più, che hanno dato la vita per salvare altre vite», ha detto emozionato. «Sarno non dimentica il dolore che abbiamo vissuto e questo giorno deve rappresentare l’impegno collettivo perché il futuro di questa terra sia migliore», ha detto il presidente del consiglio comunale Pino Sodano in apertura di seduta.
Squillante: «Tragedia ancora viva e complessa»
Il sindaco Francesco Squillante ha letto la motivazione e ha ricordato che si è di fronte ad una «tragedia ancora viva e complessa». Ha richiamato, infatti, ai mancati risarcimenti: «Siamo ancora in attesa dell’assunzione di responsabilità da parte dello Stato, come avvenuto altrove». Rivolgendosi all’illustre concittadino ha continuato: «Nino ha dato voce a chi non ha voce e restituito sensibilità al silenzio, grazie ad un percorso di memoria e riconoscenza. Un riconoscimento che va oltre il valore formale. È segno di un legame autentico».
D’Angelo: «Se avete bisogno di me, per far arrivare la vostra voce altrove io sono a vostra disposizione»
L’artista ha risposto con riconoscenza: «Vorrei abbracciare i parenti, i figli di chi non c’è più, i sopravvissuti a quella tragedia. Sarno penso abbia subito anche una grande ingiustizia. Leggevo che ci sono ancora delle cose in sospeso (i risarcimenti, ndr). Per cui se avete bisogno di me, per far arrivare la vostra voce altrove io sono a vostra disposizione».
Ha ribadito la sua disponibilità: «Questa canzone l’ho scritta anche grazie al sentimento provato in quei giorni. Un brano che ha consentito di sdoganarmi, forse nelle parole mi hanno aiutato i morti da lassù. Quando uscì il disco mi chiamarono in tanti, ma ho sempre evitato di parlarne per evitare strumentalizzazioni. Ora è passato tanto tempo, quindi, se può servire, sono qui. Sono pronto ad aiutare Sarno e tutti quelli che hanno bisogno».
Voto unanime di maggioranza e minoranza
Maggioranza e opposizione sono state unanimi nel tributare parole di elogio prima nei confronti «dell’uomo Gaetano D’Angelo», così l’ha definito Roberto Robustelli, e poi dell’artista. Giovanni Cocca ha sottolineato: «Quella tragedia non ha cancellato la memoria e la dignità di un popolo. All’indomani della tragedia Nino seppe dare voce a Sarno». Mariarosaria Aliberti, capogruppo di Forza Italia – alcuni azzurri extra consiliari hanno polemizzato contro il riconoscimento – ha detto: «È un atto che Forza Italia condivide perché ha dato voce a una ferita che è di tutti. La memoria può essere custodita anche attraverso arte». «La canzone “A’ muntagna è caduta” esprime il dolore di un popolo», ha detto il consigliere Emanuele Esposito. Simpatico il siparietto con il consigliere Sergio Di Leva, che ha ricordato quando verso la fine degli anni Settanta partecipò al concorso canoro “Caccia alla voce”: «Mi ritrovai in finale con te – ha detto rivolgendosi a D’Angelo – eravamo al teatro Augusteo di Salerno».
La Messa nella Concattedrale di Episcopio
Dopo la cerimonia in Comune, Nino D’Angelo ha partecipato alla Messa nella Concattedrale di Sarno.
Ha abbracciato don Antonio Calabrese, parroco di Episcopio che 28 anni fa accolse i primi sfollati nel duomo mentre fuori imperversava la tragedia.
All’inizio della celebrazione, il sacerdote ha detto: «Portiamo ancora le cicatrici addosso e sappiamo quante cose vanno completate con l’impegno responsabile e attivo di chi ha la fiducia del popolo».
La Messa è stata presieduta dal viceparroco don Mattia D’Antuono, concelebranti oltre monsignor Calabrese anche don Alessandro Cirillo, amico di lungo corso di D’Angelo, don Marco Siano, don Antonio Agovino e padre Michele Prata.
Presenti in chiesa, oltre al sindaco Squillante e all’amministrazione sarnese, anche i sindaci Paolo De Maio, Gennaro D’Acunzi, Rocco Marchese e Giulio Gerli, l’ex sindaco Giuseppe Canfora, il neopresidente della Provincia Geppino Parente, il consigliere regionale Luca Cascone e le autorità militari.
Salvatore D’Angelo





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