Buona pace

Nell’editoriale di aprile Salvatore D’Angelo rilancia l’appello alla pace in un questo momento storico di forte tensione e confusione, riproponendo le parole che il vescovo Giuseppe ci ricorda di continuo: «La pace deve albergare prima di tutto nei nostri cuori».
Foto di Avelino Calvar Martinez da Pixabay

Come si fa a parlare di pace mentre tutto intorno è guerra, distruzione, confusione? Non è semplice e nemmeno scontato. La pace deve albergare prima di tutto nei nostri cuori. Il nostro vescovo Giuseppe lo ricorda di continuo. Se siamo in pace con noi stessi possiamo essere costruttori di pace.

La Pasqua, da poco celebrata, e questo Tempo di Pasqua ci ricordano quale debba essere il compito di ogni cristiano. Rinasciamo in Cristo, segno di pace. «Pace a voi» è il saluto del Risorto. Più chiaro di così! Eppure lo ignoriamo continuamente, forse anche inconsapevolmente, ma non può essere un alibi.

Una pace mortificata dai rancori, dalle invidie, dalle maldicenze che giorno dopo giorno coltiviamo nel nostro piccolo. Siamo sempre pronti a sparare a zero contro qualcuno: genitori, fratelli, mariti o mogli, amici, colleghi, quanti condividono con noi la stessa fede o il cammino parrocchiale. Che esempio diamo nelle nostre comunità?

Vi riconosceranno da come vi amerete. «I cristiani sperimentano una nuova modalità di essere tra di loro, di comportarsi. Ed è la modalità propria cristiana, a tal punto che i pagani guardavano i cristiani e dicevano: “Guardate come si amano!”. L’amore era la modalità. Ma non amore di parola, non amore finto: amore delle opere, dell’aiutarsi l’un l’altro, l’amore concreto, la concretezza dell’amore. Il vincolo con Cristo instaura un vincolo tra fratelli», rifletté papa Francesco durante una catechesi sugli Atti degli Apostoli.

Riscoprire, dunque, lo spirito e la comunione dei primi cristiani per ritrovare la pace ed essere uomini e donne di pace nelle nostre realtà.

Altrimenti, come possiamo pretenderla da Trump, Netanyahu, Khamenei, Putin o Zelensky? Loro accecati dalla corsa al predominio di territori e comunità, al denaro, alla potenza. Noi impegnati a distruggere la credibilità, minare l’umanità, attentare alla felicità del prossimo.

Facciamo un passo indietro. Fermiamoci. Ripensiamo il nostro agire. Proviamo a cercare le cose di lassù, a impostare la nostra vita su questo paradigma. Non è facile? Vero, ma sforziamoci. Lo possiamo fare riconoscendo le nostre responsabilità. Papa Leone XIV il 31 marzo lo ha detto chiaramente, «soprattutto ai cristiani», invitando a vivere i giorni pasquali «riconoscendo che Cristo è ancora crocifisso oggi, Cristo ancora soffre oggi negli innocenti, specialmente quelli che stanno soffrendo per la violenza, l’odio, la guerra».

Il nostro augurio è che ognuno di voi, di noi, possa ritornare a tessere la trama della pace in sé stesso e nella propria comunità, per poi donarla al mondo. E che tutti, usando una provocazione di don Dante Carraro di Medici con l’Africa, «coltivino lo sdegno di fronte a delle ingiustizie che non sono accettabili» perché è in quello sdegno che «nasce anche la forza di costruire quel pezzettino di pace che spetta a noi». Buona pace.

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