“Nessuno escluso”

L’inclusione come misura della qualità della pastorale diocesana: la comunità che accompagna ogni persona.

Se dovessimo domandarci come si può valutare la bontà pastorale di una diocesi e quali sono i criteri per riconoscere quanto sia davvero fedele al Vangelo, basta guardare alla sua misura di inclusività. Ed è quello che ha cercato di fare anche il recente documento “Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro (Lc 24,15) – Cammino diocesano per l’iniziazione cristiana”, sottolineando, fin dall’introduzione (pg. 9), la necessità di una logica capovolta nei confronti delle persone con disabilità, a pieno titolo christifideles in virtù del Battesimo e quindi portatori del diritto e della responsabilità di vivere la fede.

Un patto con le famiglie

Il primo passo del documento fa luce sul ruolo della comunità ecclesiale nel sostegno alla missione della famiglia (pg. 16). Le sfide che essa affronta sono tante. Davanti al numero crescente di bambini con disabilità, la parrocchia è chiamata a un annuncio incarnato nella vita quotidiana. Non basta “inserire” o “integrare”: bisogna superare queste categorie per approdare a una comunità che ha a cuore l’appartenenza, grazie alla quale proporre percorsi per e con le persone con disabilità.

Responsabilità e dono

Il passo successivo del documento sposta il focus sulla pastorale pre-battesimale e, con delicata attenzione, indica un accompagnamento alle coppie già durante l’esperienza della gravidanza e, ancor più, a quelle che scoprono di dover affrontare la maternità e la paternità, siano esse prime esperienze o successive, nella prospettiva di una disabilità nel bambino: la comunità deve farsi compagna di viaggio, entrando “a piedi scalzi” nel terreno sacro di un futuro incerto (pag. 21). Testimonianze di chi ha già abbracciato questa sfida nella fede e una rete di supporto che dovrà necessariamente allargarsi renderanno preziosa la progettazione di una vita parrocchiale che valorizzi le potenzialità di ogni bambino.

Tu mi appartieni

Il catechista dell’IC non sarà un semplice erogatore di cure pastorali (pg. 39), ma accompagnerà ogni bambino a essere protagonista attivo del suo percorso. La formazione, dunque, non può essere improvvisata: una catechesi inclusiva riduce barriere di ogni ordine e grado, a partire dagli spazi fisici che si hanno a disposizione, utilizza strumenti, strategie e linguaggi opportuni, metodi comunicativi adeguati. Solo quando ogni persona si sentirà parte integrante e indispensabile della comunità, a partire dalla sua unicità amata, potremo dire di aver pienamente testimoniato il valore dell’accoglienza e dell’appartenenza.

Suor Antonella Letizia D’Auria, suora francescana alcantarina

Curata dalla Commissione per la Catechesi, la rubrica guida i lettori alla scoperta del documento «Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro (Lc 24,15) – Cammino diocesano per l’Iniziazione Cristiana», proponendo un percorso di riflessione e crescita nella fede

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