La piccola Sorella: la grazia di una risata

Da un proverbio popolare alla testimonianza concreta di chi ha fatto del sorriso una missione: l’arte di ridere con gli altri, mai degli altri.

«Il riso fa buon sangue» è un vecchio proverbio, oggi forse in disuso. Papa Francesco, ricevendo gli artisti del sorriso, ha ricordato e fatto leggere la bella preghiera di Tommaso Moro sull’importanza dell’umorismo, che si può riassumere nelle parole: «Beati quelli che sanno ridere di loro stessi, perché non finiranno mai di divertirsi».

La persona pacificata sa ridere di sé, sa ridere con gli altri, ma non ride mai degli altri.

Mi piace sempre ricordare che è importante in gruppo o famiglia sapersi sempre comportare anche nel racconto di storie amene, perché non poche volte, prima ridono con te, e poi rideranno di te.

Ho conosciuto una persona che oggi dovrebbe essere nei sorrisi del cielo, che del sorriso, della risata, del riconoscere l’aspetto comico di ogni situazione, ne aveva fatto quasi una vocazione.

Vorrei dire che è importante la grazia di una risata, che smorza i toni duri della vita, che spesso aiuta a rendere più praticabile le tante vie dell’esistenza, e far riprendere un dialogo forse inceppato.

Certo non il riso che abbonda sulla bocca degli stolti; non il riso sguaiato o stizzoso che offende e dà fastidio, ma il riso intelligente che aiuta a cogliere gli aspetti comici di ogni situazione, anche le più complicate.

Abbiamo bisogno di artigiani del sorriso, di maestri della risata, di clown terapia per aiutare tanti, immersi nella tristezza, ad apprezzare la vita.

Una persona così, radicata nel sorriso, nella battuta, nel gioco, l’ho conosciuta e in modo semplice ed efficace ha reso più festoso il cammino di tante persone.

Con lei, anche le situazioni più tragiche, trovavano lo spiraglio per un sorriso complice e costruttivo.

Che il Signore ci doni sempre un po’ di questi «seri pagliacci» che, avendo maturato nella sofferenza e nel pianto – come tanti santi – la loro vita, sono ricercati quali angeli del sorriso e attesi in questa triste valle di lacrime.

Con loro accanto, sicuramente, la nostra bocca si apre al sorriso, la nostra lingua si scioglie in canti di gioia (Sal 126,2).

Ed è proprio vero che cuor contento Dio lo aiuta!

E mi piace anche ricordare quanto bene ha seminato, in soli trentatré giorni, il magistero sorridente di Giovanni Paolo I, cantore della speranza, virtù che sboccia nel giardino pasquale.

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