La musica nella scuola italiana

Un’occasione formativa che non dovrebbe essere trascurata. Ne parliamo in “Ricreazione”.
Foto di Andrzej Nowak da Pixabay

L’Italia, culla del melodramma, sembra dimenticare l’importanza della musica nella formazione dei giovani. Nel nostro sistema d’istruzione il suo studio è previsto solo nella scuola primaria e media, e non nella scuola superiore, ad eccezione dei Licei musicali.

Un passo importante è stato fatto negli anni Novanta, allorquando, allo scopo di soddisfare in maniera sempre più estesa e adeguata la crescente richiesta di fruizione della cultura musicale da parte delle giovani generazioni, è stata introdotta, nella scuola media, la pratica strumentale anche in formazione orchestrale. Tuttavia, il percorso potrà avere un prosieguo solo nei Conservatori o nei licei musicali. 

Ciò che manca, quindi, non è una formazione tecnica professionale ma un approccio al fatto musicale nella sua globalità. Si studiano le letterature europee, il pensiero filosofico occidentale ma la storia della musica non entra a far parte della formazione di un giovane. Questo significa che gli studenti italiani non hanno la possibilità di approfondire la conoscenza della musica, di capire il contesto storico e culturale in cui le opere sono state create, di apprezzare la bellezza e l’emozione che quest’arte può trasmettere.

Ma la musica è anche un linguaggio universale che può unire le persone, favorire la creatività e lo sviluppo personale. È un’occasione formativa che non dovrebbe essere trascurata. «La musica è letteratura», sostiene Fortunato Ortombina, sovrintendente del Teatro alla Scala, e dovrebbe essere parte integrante della formazione umanistica di un giovane.

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