L’Italia, culla del melodramma, sembra dimenticare l’importanza della musica nella formazione dei giovani. Nel nostro sistema d’istruzione il suo studio è previsto solo nella scuola primaria e media, e non nella scuola superiore, ad eccezione dei Licei musicali.
Un passo importante è stato fatto negli anni Novanta, allorquando, allo scopo di soddisfare in maniera sempre più estesa e adeguata la crescente richiesta di fruizione della cultura musicale da parte delle giovani generazioni, è stata introdotta, nella scuola media, la pratica strumentale anche in formazione orchestrale. Tuttavia, il percorso potrà avere un prosieguo solo nei Conservatori o nei licei musicali.
Ciò che manca, quindi, non è una formazione tecnica professionale ma un approccio al fatto musicale nella sua globalità. Si studiano le letterature europee, il pensiero filosofico occidentale ma la storia della musica non entra a far parte della formazione di un giovane. Questo significa che gli studenti italiani non hanno la possibilità di approfondire la conoscenza della musica, di capire il contesto storico e culturale in cui le opere sono state create, di apprezzare la bellezza e l’emozione che quest’arte può trasmettere.
Ma la musica è anche un linguaggio universale che può unire le persone, favorire la creatività e lo sviluppo personale. È un’occasione formativa che non dovrebbe essere trascurata. «La musica è letteratura», sostiene Fortunato Ortombina, sovrintendente del Teatro alla Scala, e dovrebbe essere parte integrante della formazione umanistica di un giovane.
Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato.
- Papa Francesco, a un anno dalla morte. Cuda: “I frutti del suo pontificato si vedono nelle periferie”
- Nuceria, tra “vecchi scavi e nuovi studi”
- Sant’Alfonso Maria de Liguori in un’intervista oltre il tempo
- “Pianeta in prima pagina”. A Trento i giornalisti dei settimanali diocesani cronisti del clima
- Un risveglio speciale per la Festa della Mamma

