Due film mitteleuropei in questo mese di marzo, provenienti dall’Est del nostro continente (il primo in coproduzione con la Gran Bretagna).

È già in sala “Good Boy”, il nuovo film del talento polacco Jan Komasa, presentato lo scorso ottobre in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma e che regalò il premio per il miglior attore al giovane protagonista Anson Boon. Tommy è un diciannovenne che definire scapestrato è dire poco: dedito a ogni vizio, violento, completamente privo, all’apparenza, di senso civico e morale. Alla fine di una notte “brava” commette il madornale errore di vagare in un quartiere altoborghese di Londra, dove una mano misteriosa si avvicina e lo tramortisce.
Il risveglio è brusco e con i contorni dell’incubo: incatenato nello scantinato di una villa di campagna fuori città, prigioniero di una famiglia che si assume il compito di rieducarlo alla civiltà e al vivere in società. Meglio non dire molto altro di una trama che assomma una serie ben calibrata di sorprese e colpi di scena, dove le identità dei protagonisti mutano più volte e il velo del passato dei coinvolti viene squarciato in più punti. L’abilità di Komasa è quella di tratteggiare una situazione assurda attraverso canoni logici e realistici, senza mai andare decisamente verso l’horror ma rimanendo sempre in un contesto di cinema sociale survoltato, degradato, un mondo dove la protezione sociale non può che essere organizzata privatamente.

Sarà al cinema dal 2 aprile, invece, “Teresa – La madre degli ultimi” della cineasta macedone Teona Strugar Mitevska, originale film biografico su quella che poi diventerà madre Teresa di Calcutta. Si racconta una settimana cruciale nella vita della santa, quella della creazione di un ordine di consorelle in un mondo prevalentemente dominato da uomini (siamo alla fine degli anni Quaranta). Teresa è interpretata dall’attrice svedese Noomi Rapace, che rifugge l’icona e si concentra sul magma emotivo che toglie il sonno alla donna.
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