Gianni De Prisco: «La musica è vita»

Gianni De Prisco canta l’importanza della sicurezza stradale e la speranza nella ricerca scientifica nel ricordo del padre Giuseppe: entrambi vittime di un incidente, lui oggi è in sedia a rotelle, il papà morì sul colpo
Gianni De Prisco durante una iniziativa di “Sii saggio, guida sicuro”

Giuseppe De Prisco era il papà di Gianni. Lui e il figlio furono vittime di un incidente stradale in via Napoli a Nocera Inferiore. Il 12 novembre 2016, alle tre di notte, un’automobile gli piombò addosso. Giuseppe morì sul colpo. Gianni rimase gravemente ferito; una lesione midollare completa lo costringe su una sedia a rotelle. Il buio di quella notte è difficile da sconfiggere, ma grazie alla famiglia e alla passione per la musica Gianni sta trasformando il dolore in impegno civile. Gira le scuole della Campania grazie al progetto “Sii saggio, guida sicuro” e con le sue canzoni promuove la sicurezza stradale e la ricerca scientifica sulle cellule staminali.

Gianni, cosa ricorda di quella notte?


«Erano le tre di notte, mi chiamò mia madre per fare compagnia a mio padre. Era stato chiamato perché dei ragazzi avevano tamponato la sua automobile parcheggiata in strada sotto casa. Adempiute le formalità ritorniamo a casa, io chiamo mia moglie e le dico che sto rientrando».

Ma accade qualcosa.

«Sì, mentre stiamo tornando a dormire, i carabinieri ci richiamano perché avevano necessità di prendere un ulteriore dato presente sul libretto della macchina di papà. Ritornammo sul posto ed è stato fatale per papà».

Perché?

«Il tempo di girarci per andare verso i carabinieri, una macchina guidata da un ragazzo ci piomba addosso e ci sbalza per aria. La sua corsa finisce contro un muro. Papà muore sul colpo, io resto a terra agonizzante».

Purtroppo, non sarete gli unici feriti.
«Un carabiniere subisce lesioni gravi, tanto da dover andare in congedo. Un altro militare si rompe una spalla. Infine, la mamma di uno dei ragazzi che avevano tamponato l’automobile di papà si rompe il femore».

Gianni De Prisco con il papà Giuseppe e il figlio Giuseppe jr

Una tragedia.

«Sì, io resto a terra per un po’. Rianimato, mi portano in ospedale. Quando i carabinieri chiamano mia moglie per dirle di venire in ospedale lei pensa sia uno scherzo. Quando scende in strada, perché abitiamo poco distante da dove è avvenuto l’incidente, si accorge che era accaduto qualcosa e si precipita in ospedale».

Quanti giorni ci resta?

«Il dottore Gennaro D’Acunzi mi opera d’urgenza in Neurochirurgia. Resto ricoverato per due settimane all’Umberto I di Nocera Inferiore e mi dicono che non avrei più camminato. Poi mi trasferiscono in un centro di riabilitazione ad Imola e ci resto per nove mesi. La cosa che fa più male è che, dopo tutto questo, non ci è stato detto nemmeno un “mi dispiace”».

In tutto questo tempo l’azienda in cui lavorava e lavora non la abbandona mai.

«Sì. Ero meccanico di linea in uno scatolificio e ora sono impiegato in ufficio. Non mi hanno mai lasciato solo: dai dirigenti ai colleghi. È una famiglia. Di questo devo ringraziare l’ingegnere Antonio Vitale, direttore della Trivium Packaging di Cava de’ Tirreni e tutto il suo team».

Insieme alla famiglia, c’è un’altra compagna di viaggio: la musica.

«La passione per la musica non mi ha mai abbandonato. C’era prima dell’incidente, c’è stata durante e c’è oggi, anche se in modo diverso rispetto al passato».

La seconda parte della sua passione rinasce dall’incontro con Giuliano Farina?

«Sì. Ho incontrato Giuliano Farina, un discografico di Nocera Inferiore, dopo l’incidente. Aveva sentito la mia storia e mi disse che non poteva fare nulla per cambiare cosa era accaduto, ma poteva produrmi un nuovo brano musicale».

Era il 2023, lei accetta e nasce una canzone di speranza.

«Ho realizzato il brano “Andiamo avanti”, per raccontare di me e per sostenere un progetto speciale. Infatti, il ricavato della vendita e dei diritti l’ho voluto devolvere alla ricerca sulle cellule staminali. Il professor Gennaro Pipino, che segue la mia situazione clinica, sta realizzando un centro specialistico a Chieuti di Foggia che si chiama “La valle degli angeli”. La ricerca sulle cellule staminali potrebbe aiutare chi è nelle mie condizioni, farci tornare a camminare. E se non ne beneficerò io direttamente, sarà a disposizione per quanti potranno accedere a queste nuove terapie. Un segno di speranza che deve essere alimentato sempre più».

Prende forza dalla musica?

«La musica mi ha aiutato tantissimo, perché la musica è vita. Ogni sofferenza è diventata una nota musicale».

Nascono quindi nuovi progetti.

«Tra il 2024 e il 2025 mi coinvolgono nell’iniziativa “Sii saggio, guida sicuro” per la sicurezza stradale. Giro per le scuole e porto la mia testimonianza. In questi incontri canto “Regole”, un brano che parla di sicurezza stradale, realizzato sempre grazie a Giuliano Farina. L’anno scorso sono stato a Sanremo per il sociale. Spiego che chi beve non può guidare: no a droga e alcol, sì al rispetto delle regole».

A novembre saranno dieci anni da quell’incidente, come vive la paternità?

«Certamente non è più come prima, nel senso che non puoi giocare a pallone con tuo figlio, insegnargli a guidare l’auto o fare una passeggiata in spiaggia, ma l’amore e la sua intensità non è cambiato e non cambierà mai».

Un ricordo di papà Giuseppe?

«Papà non è un ricordo, è una figura che ho sempre davanti agli occhi. È sempre presente nella mia vita grazie all’esempio che ci ha lasciato».

E il futuro?

«Devi andare avanti, guardare avanti e basta, indietro non si torna, e vivere al meglio quello che verrà insieme alla famiglia e con la musica che ci accompagna e ci è compagna».

Una vita spezzata e un’altra segnata, ma la speranza nella ricerca scientifica e la passione per il pentagramma aiutano Gianni e tutti i suoi cari a vivere nel nome di Giuseppe attraverso l’impegno per la sicurezza stradale.

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