Il papà partecipa alla generazione di un figlio. È l’etimologia del termine padre. Un significato che oggi appare riduttivo. Il papà è un custode, è colui che guida e insegna. Anche nel silenzio, come san Giuseppe. Un ruolo che svolge complementarmente alla mamma.
In passato era l’uomo, quasi esclusivamente, a provvedere al sostentamento della famiglia. Di riflesso, appariva più defilato rispetto alla vita quotidiana. Impegnato semmai ad accompagnare il figlio maschio a calcetto, molto meno la femminuccia a danza. Sicuramente non sempre presente a tanti momenti del percorso di crescita. Seguiva da lontano, forse con atteggiamento più severo, ma con il cuore impegnato ad amare. Nino D’Angelo nella canzone O’ pate lo descrive benissimo.
Sempe annascuso, nun se vede maje
Ma sape tutto chello ca succede
Se cresce ‘e figli dint’ ‘o portafoglio
Sempe cchiù chino ‘e ‘sti fotografie
‘O primmo amico ‘e quanno si criaturo
Ca fore ‘a scola nun ‘o truove maje
Ma sta tutte ‘e mumente addò staje tu
E sott’ ‘e diente dice statt’accorto
E chella mano ca te tocca ‘a spalla è ‘o coraggio ca tiene
E nun te miette cchiù paura
Le cose sono cambiate. I papà sono sempre più presenti. Che sia la recita, il saggio di danza, la lezione di inglese, la partitella tra amici o una passeggiata all’aria aperta, si fa l’impossibile per esserci. Una dimensione diversa perché diverso è il peso dato alla co-genitorialità sin dal concepimento. L’interazione con il padre fornisce al bambino un’esperienza di arricchimento unica, complementare e non sostituibile a quella materna e sembra influenzare anche lo sviluppo delle funzioni esecutive (cfr Il ruolo del parenting nello sviluppo delle funzioni esecutive in età prescolare, Frassoni & Marzocchi).
Le misure di sostegno sono un aiuto. I dati sul congedo parentale paterno sono in crescita. Nel 2025 l’INPS ha certificato la triplicazione di richieste nel periodo 2013/2022, seppur con un netto divario territoriale (Nord Italia 76%, Centro Italia 67%, Sud e Isole 44%).
E c’è molta più comprensione sul posto di lavoro. I padri di oggi si riconoscono un ruolo diverso e, quindi, sono più inclini a comprendere le richieste di altri padri. Un ruolo che va supportato anche nella narrazione. Il papà presente non è un mammo. Il papà è presente perché sente la responsabilità e l’opportunità di essere padre.
Non per tutti, purtroppo, è così. Ci sono i papà separati, la cui vita non è facile sia per questioni economiche, che per la frequentazione dei figli. E in questo numero non possiamo dimenticare i papà che danno la propria vita per un figlio. Affidiamo all’Eterno Padre Gaetano Russo, «uomo buono come il pane», ucciso il 2 febbraio nella sua panetteria di Sarno nell’estremo gesto di difendere la figlia.
Nel giorno di san Giuseppe, della Festa del Papà, preghiamo per lui e per tutti i papà perché, in vita o dal cielo, non smettano mai di essere custodi, esempio e amici dei propri figli.
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