Per la comunità cristiana la Quaresima è un tempo di rinnovamento, per aprirsi più pienamente alla speranza donata da Cristo risorto: una speranza di pace, di fraternità, di pienezza di vita. Sono giorni certamente impegnativi, come lo sono sempre quelli che precedono una festa importante. Per questo vanno vissuti non nella tristezza, ma in una operosa gioia.
La preghiera, che in Quaresima si fa più insistente, tende ad affrancarci dalla paura nei riguardi del futuro, approfondendo in noi non solo la certezza che di esso si è fatto garante il Cristo, con la sua morte e risurrezione, ma anche la prontezza «a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15).
Per questo dalla preghiera scaturisce il coraggio di essere veri con noi stessi: non ci nascondiamo limiti, incoerenze, cadute, ma ce ne facciamo carico con fiducia certi del perdono di Dio che rende nuovi. E lo facciamo insieme, senza giudicarci, pur chiamando con il loro nome le azioni, e portando «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).
Il digiuno è invito a rapportarci con saggezza e responsabilità ai nostri bisogni. Si tratta non di negarli, ma di riconoscerli e integrarli nella ricchezza personale di ognuno, senza dimenticare la solidarietà con gli altri. Sarà perciò importante imparare a discernerli per non lasciarci imprigionare da quelli che il consumismo vuole imporci, pubblicizzandoli abilmente. Si pensi, ad esempio, a quanto contribuisca alla nostra personale crescita nella libertà lo staccarci per qualche momento dai media. Parimenti, non è forse fonte di qualità e di futuro un rapporto con l’ambiente ispirato alla cura e non al consumo indiscriminato?
Il richiamo all’elemosina è un invito alla vigilanza per non cedere all’idolatria dell’accumulo e del profitto, causa sempre di chiusure, conflitti, violenze.
Non va mai dimenticato che i beni non sono “privilegio” da conservare egoisticamente solo per sé, ma ricchezza affidata alla responsabilità di ognuno per il bene e la felicità di tutti. In un contesto in cui cresce la sproporzione tra i pochi che hanno e i molti che sono ridotti a “scarti” e diventano più forti le strutture di ingiustizia, «è compito di tutti i membri del Popolo di Dio – scrive papa Leone – far sentire, pur in modi diversi, una voce che svegli, che denunci, che si esponga anche a costo di sembrare degli “stupidi”» (Dilexi te, 97). Lo esige l’urgenza di costruire una pace autentica, proiettata nel futuro.
Tutto questo è innanzitutto grazia che lo Spirito ci anticipa. Spetta però ad ognuno accoglierla e farla fruttificare, sostenendoci reciprocamente nella speranza.
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