In questi ultimi giorni, riflettendo sull’8 marzo ho raccolto in un unico fotogramma diverse recenti “assenze” nella mia quotidianità. La shampista dal mio parrucchiere, l’assistente della commercialista, la banconista del bar, la segretaria del laboratorio di analisi. Tutte accomunate dal lieto evento dell’arrivo di un figlio o una figlia nell’ultimo anno.
Di tutte ricordo di averle salutate prima del parto con un caloroso “ci vediamo quando torni a lavoro”, ma, poi, chiedendo di loro nel non vederle rientrare dopo il congedo di maternità, la risposta è stata quasi sempre la stessa, declinata in varie sfumature: non aveva a chi lasciare il piccolo o la piccola; i genitori e i suoceri sono anziani (oppure lontani), oppure sono ancora in età lavorativa.
Non una scelta, quindi, ma una necessità alla quale arrendersi per mancanza di adeguati servizi all’infanzia.
A dare concretezza e sostanza a quella amara considerazione ci pensa il report Istat sull’anno educativo 2023/2024 diffuso lo scorso febbraio, che fotografa che il rapporto tra posti disponibili e bambini residenti da 0 a 2 anni si attesta al 31,6% a livello nazionale. I dati mostrano una riduzione graduale del divario grazie al calo delle nascite, ma la quota rimane inferiore al 33% fissato come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) da garantire entro il 2027 e nelle regioni del Sud e nelle Isole, la disponibilità scende sotto la soglia critica del 20%.
«Dati che rendono l’accesso al servizio educativo un privilegio per pochi piuttosto che un diritto garantito – commenta con amarezza Lucia Pagano, segretaria provinciale CISAL Salerno –. In tutto l’Agro nocerino-sarnese i posti negli asili nido comunali sono insufficienti, a discapito delle madri lavoratrici, in particolar modo. Senza asili, di fatto, è il lavoro femminile a venire penalizzato. È a loro, ancora oggi, che si chiede di rimanere a casa per accudire i figli. Sono pagate meno degli uomini, pur svolgendo le stesse mansioni, oppure hanno contratti precari con poche tutele».

Gli asili nido, che dovevano essere uno dei fiori all’occhiello del PNRR, sono diventati, nei fatti, uno dei problemi più grandi, con investiti solo un quarto dei fondi a disposizione con poche strutture realizzate. «A Nocera Inferiore – racconta Pagano – abbiamo assistito da poco alla posa della prima pietra del nuovo asilo comunale, ma per vederlo completato ci vorranno almeno due anni, salvo imprevisti. Occorrerà, poi renderlo operativo, e questo ci riporta all’annoso problema delle assunzioni. Mentre al Nord, infatti, i dipendenti degli asili nido sono inquadrati come dipendenti comunali, da noi, in tutta la provincia di Salerno e anche nella Regione Campania, sono gestiti dalle cooperative con contratti per lo più annuali». Una precarietà che ne richiama un’altra. «È una battaglia che porto avanti da anni – spiega la sindacalista –. Tante di queste maestre sono a loro volta madri con contratti a tempo determinato, mai stabilizzate. Alcune vivono questa condizione da 10-15 anni, con l’ansia di non essere richiamate».
Guardando, quindi, più da vicino quello che all’apparenza sembrava un problema di edilizia, ti accorgi che di fatto ci ritroviamo davanti ad un fallimento delle politiche di parità: «La carenza di servizi per l’infanzia – chiarisce Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl Salerno -, alimenta un pregiudizio strutturale. Quando in un territorio così densamente popolato come l’Agro Nocerino Sarnese i posti negli asili nido sono insufficienti, una parte del sistema produttivo finisce per considerare le donne – soprattutto in età fertile – come un “investimento rischioso”, legato a possibili assenze o maternità. Questo è un cortocircuito che va spezzato». In questo modo, la maternità, invece di essere tutelata, si trasforma in un fattore di penalizzazione salariale e professionale.

«Molte donne non riescono nemmeno ad entrare nel mercato del lavoro; altre vi entrano accettando part-time involontari, contratti più fragili e stipendi più bassi. È qui che si alimenta il gender pay gap: meno ore lavorate, meno continuità occupazionale, meno opportunità di carriera. Come Cisl Salerno – conclude -, chiediamo l’istituzione di un monitoraggio permanente sui progetti PNRR nei Comuni dell’Agro, con un tavolo territoriale che coinvolga amministrazioni, parti sociali e terzo settore, così da individuare e risolvere rapidamente ogni criticità che rallenta l’apertura dei nidi».
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