La didattica in movimento

Un nuovo modo di pensare la scuola che mette al centro gli studenti e il benessere fisico. Che cos’è e come funziona la didattica per ambienti di apprendimento e perché sempre più scuole la adottano? Le esperienze del “Rescigno” di Roccapiemonte e della “De Amicis-Baccelli” di Sarno.
Le aule dell’IC “De Amicis – Baccelli” di Sarno

La trasformazione annunciata dal suono della campanella. Bastano pochi minuti, al cambio dell’ora, trascorsi nel corridoio di un liceo che ha già guardato al futuro per vedere da vicino che il mondo-scuola si sposta sotto i passi degli studenti e delle studentesse italiane.

Chi lo avrebbe detto. Dopo anni a sentirsi dire «fermi, seduti» ora il movimento è considerato elemento basilare nella qualità della didattica. Potere del metodo della didattica per ambienti di apprendimento tracciato nel solco di Avanguardie Educative di Indire che ha invertito il funzionamento canonico delle scuole italiane. Al cambio dell’ora, infatti, sono gli studenti a spostarsi per raggiungere il loro docente che li attende nelle aule laboratorio disciplinari.

«Neanche il più comodo dei salotti vi sembrerebbe accogliente dopo otto ore, figuriamoci se vi si chiede anche attenzione e apprendimento – commenta la dirigente scolastica del liceo “Bonaventura Rescigno” di Roccapiemonte, Rossella De Luca -.  La scuola non può restare immobile mentre il mondo cambia. Da qui l’idea di ripensare gli spazi scolastici. Le neuroscienze oggi ci dicono che, nell’apprendimento degli studenti, centrali sono le emozioni e, che tra gli elementi che stimolano l’attenzione, al primo posto c’è il movimento, inteso come pausa attiva, che permette un’occasione inedita di socializzazione, di alleggerire eventuali stati di ansia creatisi durante una lezione. È l’alunno che va verso la disciplina, questo è fondamentale. Lo abbiamo visto anche attraverso i progetti Erasmus. In tutti gli altri paesi europei dove andiamo, non esiste che l’alunno sia nella stessa aula, nello stesso spazio, a fare le materie più diverse tra loro per 32 ore settimanali. Dal punto di vista dell’apprendimento, è quanto di più disfunzionale ci possa essere».

Rossella De Luca, dirigente scolastica del liceo “Bonaventura Rescigno” di Roccapiemonte: «La scuola non può restare immobile mentre il mondo cambia».

Un nuovo metodo che stimola anche il senso di appartenenza alla comunità scolastica, sia per gli studenti, ma anche per i docenti e gli permette di conoscere meglio e sentire propri tutti gli ambienti scolastici. «Alcuni genitori – racconta la dirigente- mi dicevano che i figli conoscevano soltanto il percorso che li portava dall’ingresso alla propria aula, al massimo alla palestra, e magari in un altro piano non erano in grado di orientarsi. Invece adesso tutta la scuola è sentita come propria e quindi c’è un senso di appartenenza e di custodia maggiore. Inoltre, la gestione condivisa degli spazi ha promosso una maggiore collegialità e collaborazione tra i docenti, spingendoli a confrontarsi sulle metodologie e sul setting d’aula».

Al Rescigno il metodo Dada è stato introdotto dal 2021 e si continua a lavorare per migliorare spazi esistenti e recuperarne di nuovi, ma soprattutto per investire in strumentazioni, device, software e creare ambienti di apprendimento innovativi.

Aula laboratorio disciplinare al “B. Rescigno” di Roccapiemonte

«Eravamo in pieno periodo Covid – ricorda –. Avevamo scelto di adottare il metodo Dada e ci sentivamo anche abbastanza frustrati nel non poter continuare, perché avevamo ormai capito, anche alla luce delle esperienze Erasmus vissute, che serviva prendere una nuova direzione per offrire il meglio ai nostri ragazzi. E in quei mesi difficili, quando noi eravamo comunque a scuola abbiamo fatto un lavoro di riqualificazione di tutte le aule, che ci ha consentito di recuperare più spazi: è diventata aula la palestra, il laboratorio di informatica, il laboratorio di fisica, il laboratorio di scienze. Tutte le classi in orario vanno in laboratorio, mentre prima, quando stavano in una singola aula, dovevano prenotarsi. Adesso hanno già nel quadro orario le ore di laboratorio. Organizzativamente è stato complicato – ammette-. Abbiamo dovuto rifare anche il regolamento d’istituto per regolamentare le attività, la sorveglianza, per sapere dov’è lo studente in ogni momento e come si devono disporre i collaboratori scolastici durante il cambio d’ora. La collaborazione del mio personale, sia dei docenti che dei collaboratori, è stata assoluta. Ci hanno creduto tutti».

Collaborazione e senso di appartenenza sono stati gli elementi chiave che hanno fatto la differenza anche in chi ha intrapreso questa strada da quest’anno. L’esperienza è quella dell’IC “De Amicis-Baccelli” di Sarno. «Volevamo creare uno stimolo maggiore e rispondere alle esigenze di cambiamento per motivare i nostri alunni e le nostre alunne – racconta la dirigente scolastica, Clotilde Manzo –. Il movimento del corpo, è ormai appurato, produce benefici sull’umore e contribuisce al benessere anche delle menti, perché riattiva tutta una serie di funzioni fondamentali per l’apprendimento».

Clotilde Manzo, dirigente IC “De Amicis-Baccelli” di Sarno: «Alla base del successo un eccellente lavoro di squadra».

Qui ogni aula è un laboratorio e sono assegnate in funzione delle discipline che vi si insegnano, per cui possono essere riprogettate e allestite con un setting funzionale alle specificità della disciplina stessa. «Il primo step è stato organizzare e pianificare spazi e spostamenti in termini di sicurezza. Una bacheca a colori permette al personale scolastico di monitorare i movimenti delle classi per poter individuare con facilità docenti e studenti. Ogni aula è stata allestita e rinominata in base alla sua funzione – spiega la dirigente dell’istituto sarnese –. Gli studenti hanno scelto a chi intitolarle. Da Malala a Cristoforo Colombo, Chanel, Maria Callas, Grazia Deledda e così via. E in questi mesi abbiamo sperimentato anche un’altra cosa. Questo nuovo modello permette ai nostri studenti di sviluppare anche competenze sociali e civiche, perché quando lasciano l’aula, sapendo che nell’ora successiva ci sarà un’altra classe, lasciano tutto pulito. E stiamo sperimentando che i ragazzi chiedono meno di uscire durante le ore di lezione. Perché sanno che escono e ci si incontra con gli altri compagni durante gli spostamenti di aula, anche soltanto scambiandosi un segno di saluto». Un modello adottato da pochi mesi ma che ha subito incontrato la risposta positiva di studenti e genitori. «C’è tanto da migliorare – ammette la preside Manzo –, ma crediamo nella bontà del metodo e ci sentiamo forti di questo. Tutto ciò che stiamo facendo è frutto di un eccellente lavoro di squadra, che ci vede tutti coinvolti: studenti, docenti, personale scolastico e famiglie. Non si torna indietro e mi sento di consigliarlo vivamente ai miei colleghi».

Creare un ambiente scolastico collaborativo e dinamico sarà il segreto del successo della scuola che guarda al futuro? Chissà.

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