Vita consacrata: dono affidato a tutta la comunità

La vita consacrata come fermento di fraternità e di speranza nella comunità cristiana, in un mondo che tende a emarginare Dio dalla vita quotidiana.

La festa liturgica della Presentazione di Gesù al tempio, che ha aperto il mese di febbraio, è anche la giornata che la Chiesa, ogni anno, dedica alla preghiera e all’approfondimento della vita consacrata. È un invito alle persone consacrate a rinnovare il sì grato e fiducioso alla loro specifica vocazione e missione. Si tratta però di una fedeltà che non riguarda solo i consacrati ma l’intera comunità cristiana: occorre non stancarsi di chiederla allo Spirito e cercare insieme le risposte alle attuali difficoltà.

Questa solidarietà di preghiera e di sostegno per la fedeltà delle diverse realtà ecclesiali al loro specifico carisma e ministero è una delle esigenze fondamentali del rinnovamento sinodale che la Chiesa è impegnata a promuovere. È però anche un messaggio di speranza per tutta la società: è possibile costruire rapporti in cui la diversità non viene più vista come minaccia ma come possibilità di arricchimento reciproco.

Si tratta di sviluppare maggiormente quella dinamica di cura e sostegno reciproco, carica di rispetto, che rende capaci di evitare il rischio non solo della contrapposizione, che rende indifferenti e divide, ma anche della massificazione, che spegne la specificità e la creatività. È quella dinamica che è propria di un corpo vivo, come Paolo ricordava con forza nelle sue lettere (cf. 1Cor 12-13; Rm 12; Ef 4,1-16).

La vita consacrata verrà allora vista come un dono dello Spirito all’intera comunità ecclesiale.

Le parole del Vaticano II restano un punto di riferimento prezioso: la vita consacrata è «un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva». Costituisce infatti un «capitale spirituale» per la crescita di tutto il corpo di Cristo e la fecondità della sua missione nella storia (cf. Lumen gentium n. 43).  In un mondo che tende ad emarginare Dio dalla vita quotidiana, i consacrati testimoniano che egli è Persona che condivide il nostro faticoso cammino aprendolo alla speranza. La loro scelta di vita è scaturita dall’incontro con il suo amore, che li ha aperti alla gioia di vivere, perché «liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento» (Francesco, Evangelii gaudium, n. 1). Han deciso perciò di vivere come il Cristo: donandosi, servendo, testimoniando con franchezza la verità, fonte di libertà e di pace.

Soprattutto oggi è compito delle persone consacrate essere fermento di autentica fraternità, accettando anche di «sembrare degli “stupidi”» perché non si stancano di ribadire che «le strutture di ingiustizia vanno riconosciute e distrutte con la forza del bene» (cf. Leone XVI. Dilexi te, n. 97).

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