Niente carri, ma balli e poesie tradizionali a Roccapiemonte. Alla frazione di San Potito va in scena dal Seicento “Ò ‘ndreccio dei vituosi”. All’inizio era una rappresentazione tutta al maschile, poi di recente si sono aggiunte le ragazze per dar man forte nelle coreografie. Nei secoli scorsi, infatti, alle donne non era permesso partecipare a queste sfilate allegoriche.

Il gruppo originario era composto da uomini, di cui una metà si travestiva da donna. La scena è composta di due parti. La prima è il ballo con l’intreccio dei tralci di vite adornati con fiori di carta e nastri, appunto “Ò ‘ndreccio dei vituosi”. Il secondo momento è il canto. Arrivati in piazza, i ballerini si mettono in cerchio e si declama la cantata de “a’ Zeza” con il racconto della storia di Pulcinella e della vedova. Un appuntamento che si ripete anche quest’anno nei giorni a ridosso del Martedì Grasso.
Origini del Carnevale.
Non si sa da dove derivi il nome ‘carnevale’: c’è chi dice da car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; secondo altri significa carnes levare (“togliere la carne”) o carne vale (“carne, addio”) e allude ai digiuni quaresimali, dato che il Carnevale si conclude con il Martedì Grasso, il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri.
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