Qual è la strada migliore per trasmettere la fede ai più piccoli? Da questa domanda prende avvio l’approfondimento del recente documento “Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro (Lc 24,15) – Cammino diocesano per l’Iniziazione Cristiana”. Il testo, nel I Passo (pagg. 13-19), non propone semplicemente una revisione dei calendari catechistici, ma traccia una vera e propria ontologia dell’evangelizzazione. Al centro della riflessione vi è il superamento del “modello scolastico” a favore di una pedagogia ispirata alla Chiesa nascente, come illustrato dall’episodio di Filippo e l’eunuco (At 8,26-40).
L’evento della “Via”: una teologia della prossimità
Il testo assume la “strada” non come semplice sfondo geografico, ma come luogo teologico. La scelta di commentare l’incontro tra il diacono Filippo e l’alto funzionario etiope suggerisce che l’Iniziazione Cristiana debba configurarsi anzitutto come un’esperienza di prossimità.
Teologicamente, questo implica il riconoscimento del primato dell’iniziativa divina (la grazia): lo Spirito spinge Filippo verso una “strada deserta”, indicando che non esistono terreni antropologici preclusi all’annuncio. La pastorale che ne deriva è una pastorale capace di sedersi accanto all’uomo contemporaneo, partendo non dai dogmi, ma dalle sue domande esistenziali.
L’Ermeneutica Kerigmatica: oltre il nozionismo
Le pagine 15-17 affrontano il nodo della trasmissione della fede. Il dialogo “Cosa impedisce che io sia battezzato?” segna il passaggio dall’istruzione intellettuale all’intelligenza del mistero.
Il documento propone una svolta ermeneutica: la Scrittura non è un oggetto da studiare, ma un evento da abitare. La funzione del catechista-accompagnatore è quella di “spiegare le Scritture” partendo dal Kerygma – il cuore dell’annuncio – per illuminare la vita del battezzando. Questo approccio teologico trasforma il catechismo da “lezione” a “mistagogia”, dove il rito e la Parola si fondono in un’esperienza vitale che coinvolge i sensi, gli affetti e l’intelletto.
La comunità come “grembo”: ecclesiologia della generazione
Un punto di particolare rilievo teologico è la ridefinizione del ruolo comunitario (pagg. 18-19). L’Iniziazione Cristiana viene sottratta alla sfera privata del singolo catechista per essere restituita alla comunità-grembo.
Qui la riflessione si fa ecclesiologica: se la Chiesa è madre, essa deve generare. Il documento insiste sulla corresponsabilità di tutti i soggetti ecclesiali, in particolare della famiglia, definita non più come destinataria passiva di servizi religiosi, ma come soggetto attivo di evangelizzazione. La sfida pastorale è dunque la creazione di comunità che siano “laboratori di fede”, capaci di accogliere la “novità” del battezzando non come un numero che si aggiunge, ma come un dono che rigenera il corpo ecclesiale.
Il documento, fin dalle prime battute, ha una radicale conversione pastorale. La meta finale non è la ricezione di un sacramento, ma la “grande gioia” che caratterizza il ritorno dell’eunuco nel suo paese.
Don Vincenzo Spinelli, Responsabile Commissione per la Catechesi
Iniziamo alla fede. Curata dalla Commissione per la Catechesi, la rubrica guida i lettori alla scoperta del documento «Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro (Lc 24,15) – Cammino diocesano per l’Iniziazione Cristiana», proponendo un percorso di riflessione e crescita nella fede
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