«Essere sale e luce», il Vescovo ad Angri per sant’Alfonso Maria Fusco

Il vescovo con le due neo professe Desanges e Silvia; a destra la madre generale suor Lina Pantano, a sinistra la maestra delle novizie suor Rosaria Di Iorio

«È d’obbligo, a dieci anni dalla canonizzazione di sant’Alfonso Maria Fusco16 ottobre 2016 – chiederci: che ne è di questa canonizzazione? Lo conosciamo di più? Lo amiamo di più? Lo abbiamo seguito di più? Lo abbiamo imitato di più?». Questo l’interrogativo da cui ha preso le mosse l’omelia pronunciata da mons. Giuseppe Giudice nella celebrazione eucaristica presieduta sabato 7 febbraio nella chiesa della SS. Annunziata in Angri nel giorno della memoria liturgica del santo fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista.

I fedeli presenti nella chiesa della SS. Annunziata ad Angri

«È bene – ha proseguito il Vescovo – che dalla festa di oggi parta un momento di verifica serena e coraggiosa, per comprendere se al dono abbiamo risposto con il dono, se abbiamo accolto veramente la profezia di sant’Alfonso Maria Fusco, se la sua devozione è uscita dalla cerchia di un piccolo gruppo e ha raggiunto le periferie esistenziali del mondo». «Una verifica – ha precisato mons. Giudice – che non ci deve scoraggiare, ma ci deve rendere testimoni di un amore che ci è stato dato e del quale forse ancora non siamo coscienti». Perciò «dobbiamo chiederci con molta umiltà e con grande onestà intellettuale: la grande lezione di sant’Alfonso Maria Fusco ha raggiunto la mia vita? Ha sconvolto il mio modo di agire e di pensare?».

A concelebrare con il Pastore della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno il vicario generale mons. Vincenzo Leopoldo ed il parroco della comunità della SS. Annunziata e di S. Maria del Carmine don Antonio Mancuso; insieme a loro anche mons. Domenico Cinque, vicario foraneo, don Antonio Cuomo, don Alfonso Giordano e don Domenico D’Ambrosi.

La prima professione di Silvia e Desanges

Nel corso della celebrazione, due novizie della famiglia battistina – Silvia Guadalupe Perez Chavez, messicana, e Kyakimwa Kanduki Desanges, congolese – hanno emesso la loro prima professione, i primi voti di consacrazione religiosa, che dovranno poi rinnovare annualmente fino alla professione solenne.

La madre generale suor Lina Pantano con le due nuove suore

«Accogliamo queste due giovani che dinanzi alla Chiesa si presentano per offrire la loro giovinezza perché sono state affascinate dalla ricchezza, dalla bellezza, dalla profondità, dal carisma di sant’Alfonso Maria Fusco», ha esortato il Vescovo, il quale ha poi constatato: «La Chiesa ha ormai i colori e le geografie della Pentecoste. Girando per le case religiose, troviamo tante lingue, tanti colori, tanti volti. Non è una povertà, ma una ricchezza che dobbiamo accogliere, integrare, comprendere, perché il Vangelo è per tutti, la santità è per tutti».

D’altronde, ha ribadito mons. Giudice, «i santi sono opera di Dio, non sono proprietà privata di qualcheduno. I santi sono della Chiesa. Guai se ce lo dimenticassimo o se non comprendessimo fino in fondo questa ricchezza», perché «la santità è inesauribile, è un pozzo nel quale sempre dobbiamo scavare e dal quale sempre possiamo attingere».

Moltissime le suore battistine presenti nella chiesa della SS. Annunziata, alcune delle quali provenienti anche da Roma, a cominciare dalla madre generale della congregazione suor Lina Pantano. Numerose anche le suore che, dalle case religiose sparse nel mondo, hanno seguito la celebrazione mediante la diretta sulla pagina Facebook Sant’Alfonso Maria Fusco.

«Essere sale e luce»

Riferendosi alla Parola di Dio proclamata nella celebrazione eucaristica, mons. Giudice ha invitato i fedeli ad essere sale e luce, sottolineando la duplice valenza, ad intra e ad extra, di queste due immagini consegnate da Gesù ai discepoli nel discorso della montagna.

«Il sale è ad intra, non si vede; si perde nella minestra. Se vogliamo salare questo nostro mondo, questa nostra vita, ci dobbiamo perdere, ci dobbiamo fare piccoli come il Figlio di Dio, ci dobbiamo sciogliere». Un compito urgente, perché «è il sale che oggi manca nel nostro mondo», rendendoci incapaci di «dare sapore alla nostra vita, alle nostre comunità, a volte così scialbe, senza sapore, senza gusto, senza voglia di fare niente». Ma «se perdiamo sapore, veniamo gettati fuori e calpestati dagli altri».

I resti mortali di sant’Alfonso Maria Fusco custoditi nella cappella di Casa Madre ad Angri

E poi la luce: «Mentre il sale è nascosto, la luce deve essere posta in alto, perché deve illuminare tutti quelli che sono nella casa». Eppure «c’è sempre un vento di una cultura contro Dio che vuole spegnere queste luci». Occorre prestare attenzione, però, perché «solo Lui è la luce, noi siamo un riflesso. Il sole è Cristo, la Chiesa è la luna, mysterium lunae. Se vogliamo essere luce, dobbiamo ricordarci che siamo una luce riflessa. I santi ce lo ricordano».

«Rileggere la vita di sant’Alfonso»

Infine l’appello per tutti: «Nel cielo stellato della santità, guardiamo a sant’Alfonso Maria Fusco. Rileggiamo la sua vita, la sua attenzione educativa, che oggi non è un’emergenza, ma una tragedia. Abbiamo bisogno di educarci continuamente. Vorremmo fare tutto online, da remoto, ma abbiamo perso le relazioni, non conosciamo più il volto e la voce. Andiamo avanti, con il quadro della Madonna sotto il braccio, con la passione di Cristo nel cuore, perché questo mondo ha bisogno del mistero di Dio».

Al termine della celebrazione le neo professe suor Silvia e suor Desanges hanno voluto ringraziare il vescovo Giuseppe, i sacerdoti e la Congregazione battistina per l’accoglienza dei loro propositi di vita religiosa, chiedendo a tutti il sostegno della preghiera e rivolgendo una parola di gratitudine in modo particolare a tutte le suore che hanno contribuito in questi anni alla loro formazione.

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