Ci sono appuntamenti formativi che rappresentano molto più di occasioni di incontro e crescita. Restano addosso, insieme a tutte le emozioni che generano e che germogliano nei giorni successivi. Le formazioni del Progetto Policoro, per chi le vive dall’interno di questa grande comunità, rappresentano da sempre questa opportunità umana.
Lo scorso sabato 31 gennaio abbiamo vissuto nella nostra diocesi, in particolare tra le città di Pagani e Nocera Inferiore, la formazione regionale.
Un’occasione preziosa per la nostra Chiesa locale, che ha ospitato per la prima volta tutti gli animatori di comunità della Campania, per volontà e intuizione del neo-tutor diocesano Antonio Francese con l’appoggio del nostro vescovo monsignor Giuseppe Giudice e il supporto dell’équipe diocesana, in particolare l’animatrice di comunità Maria Chiara Calafato e il borsista Aniello De Prisco.
Tre nomi hanno accompagnato l’intera giornata come compagni di viaggio, tre figure capaci di parlare al presente con il loro esempio: sant’Alfonso Maria de Liguori, Marcello Torre e Tonino Esposito Ferraioli.
Sentirsi a casa
Pagani e Nocera Inferiore non sono state solo cornici logistiche, ma luoghi che accolgono, che interrogano, che custodiscono storie di fede, di lavoro, di scelta e di sacrificio.
La giornata è iniziata con una prospettiva semplice e potentissima: sentirsi a casa. Non come comfort, ma come appartenenza ad un gruppo, ad uno spirito, ad una comunità. Un augurio del tutor del Progetto Policoro diocesano, che ha delineato quanto prezioso e concreto sia l’esempio dei tre testimoni scelti.
Ad aprire i lavori della mattinata l’intervento del sindaco di Pagani, Raffaele Maria De Prisco, che ha richiamato il legame profondo tra vita spirituale e vita professionale, ricordando sant’Alfonso come patrono degli avvocati: «Un uomo che non ha mai separato coscienza e responsabilità pubblica».

Sant’Alfonso, un santo contemporaneo
Dopo il saluto di don Enzo Di Nardi, direttore della Caritas diocesana, il vescovo ha riportato al centro il cuore del Progetto Policoro: «Il Vangelo messo al servizio del lavoro e della dignità delle persone». Ha ricordato l’esperienza profetica di don Mario Operti, capace di parlare al mondo operaio con il Vangelo in mano, e la sua intuizione di Policoro fatto sorgere al Sud, da «territori spesso feriti ma mai rassegnati».
Attraverso le parole del pastore diocesano, gli ultimi, al centro dell’evangelizzazione di sant’Alfonso, sono diventati «mezzo per comunicare l’essenzialità della predicazione verso chi vive il bisogno da diversi punti di vista». Sant’Alfonso si rivolgeva ai semplici parlando di Dio in dialetto e con la musica, attraverso le canzoncine, arrivando dritto all’anima degli umili. Un santo capace di mettere insieme Vangelo e lavoro, fede e vita concreta, senza mai dimenticare il volto di Cristo. Un santo che ci insegna che nessuno dovrebbe mai pensare: «Io non valgo niente».
La visita al Museo alfonsiano
A rendere vivo sant’Alfonso è stato anche l’intervento di padre Francesco Ansalone, parroco della Basilica alfonsiana paganese, che ha guidato i giovani nella visita del Museo, e Anna Maresca, laica redentorista impegnata nel sociale e in politica, che ha restituito del Dottore della Chiesa un’immagine lontana da ogni devozionismo.
Alfonso nasce in una famiglia benestante, ma sceglie di rivolgersi ai pastori, ai caprai, agli umili. Capisce che il mondo non è giusto e decide di non voltarsi dall’altra parte. Sant’Alfonso parla alla parte più autentica di ognuno di noi con franchezza e amore, ci scuote e invoca la nostra vocazione al bene e all’espressione di noi stessi, avendo lui come compagno di viaggio quotidiano. Essere credenti credibili, capaci di testimoniare anche fragilità e domande, è stato il messaggio di Alfonso trasmesso da Anna.




Marcello Torre e Tonino Esposito Ferraioli: memoria che chiede impegno
La seconda parte della mattinata ha cambiato passo, ma non direzione. Con Riccardo Christian Falcone, referente provinciale di Libera, la memoria è diventata scomoda, esigente, concreta. Attraverso le sue parole, due vittime di camorra, Marcello Torre, sindaco di Pagani ucciso per il suo impegno politico e civile all’indomani del terremoto dell’Ottanta, e Tonino Esposito Ferraioli, lavoratore della Fatme, cuoco appassionato, sindacalista, sono diventati carne in mezzo alla platea.
Il monito che Marcello aveva scritto nei mesi precedenti la sua morte, avvenuta nel dicembre 1980, in quello che sarebbe diventato il suo testamento spirituale – «Ho intrapreso una battaglia politica assai difficile e temo per la mia vita» – e l’esempio di Tonino, a cui a soli 27 anni è stata strappata la vita e i sogni dai colpi di una lupara che l’ha ferito a morte alle spalle, hanno guidato gli animatori in una testimonianza densa di significato.
Due storie diverse, quelle gridate da Riccardo, unite dalla stessa fedeltà alla coscienza. Una fedeltà che non può venire meno attraverso la memoria, che però, per non essere un futile ricordo, si deve fare impegno.

Ricordare non è retorica
A Pagani ricordare Marcello Torre e Tonino Esposito Ferraioli non è un esercizio retorico, è una dimostrazione di lotta quotidiana che da decenni la comunità conduce verso un sistema criminale che vuole il silenzio per poter agire indisturbato.
Nell’auditorium della Basilica, a pochi metri dalle spoglie del più napoletano dei Santi, circa 40 ragazzi si sono così fatti uno sciame di passione, occhi scintillanti, cuori coraggiosi. Dall’ascolto delle storie delle due vittime di camorra alla visione dei loro volti fattisi murales alle spalle dell’Auditorium pubblico paganese.
Così il sole ha incorniciato questa giornata, conclusasi alla Iuvenescit Ecclesia con le relazioni di Raffaele Cerciello e Francesca Marra, in uno spirito di condivisione e appartenenza, proprio come auspicato da Antonio all’inizio della Formazione e ribadito poi da Riccardo nel suo accorato intervento: la memoria o è condivisa o non è memoria.
Non basta pronunciare i nomi di chi ergiamo ad esempio se non ne raccogliamo il testimone. Non è la morte delle vittime di camorra a pesare, o dei Santi come per sant’Alfonso, ma la vita che ci consegnano come esempio e responsabilità.
Martina Nacchio, animatrice senior Progetto Policoro
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