«Non facciamoli sentire soli»

Il Centro di Spiritualità e Accoglienza Santa Maria della Purità ospita sei anziani. Qui hanno trovato mani e cuori che si prendono cura di loro. Ce ne parla don Gaetano Ferraioli.
Alcuni momenti delle festività natalizie vissuti insieme

Classe 1967, don Gaetano Ferraioli divide le sue giornate tra la cura della comunità parrocchiale di Santa Maria delle Grazie a San Valentino Torio e la direzione della Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza, opera fondata a Pagani dal servo di Dio Alfonso Russo. Una responsabilità condivisa con don Mimmo Cinque, rettore del santuario di Santa Maria dei Bagni a Scafati, e con don Gerardo Coppola, parroco di Sant’Antonio di Padova a Orta Loreto.

«La nostra associazione è nata per occuparsi di bambini malati e sacerdoti – racconta don Gaetano – ma nel tempo abbiamo allargato il nostro campo di azione anche agli anziani». Una necessità emersa negli ultimi vent’anni, da quando le famiglie non sempre riescono a prendersi cura di chi vive la cosiddetta stagione dei capelli color argento.

«Il nostro primo obiettivo – spiega – è far sì che gli anziani possano rimanere in famiglia, perché per loro è una sofferenza enorme non vedere più figli e nipoti». Attualmente, presso il Centro di Spiritualità e Accoglienza Santa Maria della Purità, in via Ettore Padovano 71 a Pagani, vivono sei anziani: persone i cui figli lavorano o vivono lontano e che, altrimenti, sarebbero rimaste sole.

«La nostra struttura non è una RSA: non avendo personale medico e infermieristico, non possiamo gestire anziani con gravi problemi di salute. Con le dovute eccezioni, ci assicuriamo però che i residenti seguano con attenzione le terapie farmacologiche. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo assistito fino alla fine una signora della mia parrocchia che non aveva nessuno: non potevamo lasciarla sola».

La giornata tipo si svolge secondo una routine semplice e familiare: al mattino sveglia e colazione, seguite da un momento di animazione curato dai volontari dell’associazione. Nel frattempo, il personale si dedica alle pulizie e alla preparazione dei pasti. Alle 12.30 il pranzo, poi il riposo, un po’ di televisione, le visite per chi lo desidera, la partecipazione alla Messa e, infine, la cena. L’obiettivo è far sentire gli anziani sempre accompagnati, mai soli.

Per questo vivono in camere doppie e condividono i pasti con tre sacerdoti indiani: don Joby Cherkottu Joy, don Matteo Jithin Chamakalayl David e don Antonio Lijomon Panachinkal Chacko. Ci sono anche tre anziani che frequentano il Centro solo per il pranzo, contribuendo a creare un clima di autentica condivisione fraterna, rafforzato dalla presenza del personale che, dopo il servizio, si ferma volentieri a scambiare qualche parola con gli ospiti.

Da poco si sono concluse le festività natalizie, vissute intensamente anche dagli anziani, che hanno condiviso la cena della vigilia e partecipato a una tombolata. «Il 21 dicembre – aggiunge il sacerdote – abbiamo vissuto un ritiro con tutti gli ammalati; hanno partecipato anche loro. In tutto eravamo 81: davvero difficile sentirsi soli, anche perché li coinvolgiamo in tutte le attività associative».

Sostenere la Chiesa cattolica e, in particolare, l’opera dei sacerdoti diventa dunque imprescindibile: «Un piccolo dono diventa grande se messo all’interno della comunità per la cura dei più fragili». Storie come quella di don Gaetano sono raccontate sul sito www.unitineldono.it, una raccolta di testimonianze che aiuta a comprendere quanto sia importante donare la propria offerta per il sostentamento del clero.

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