Giornata per la vita consacrata: la Messa è ad Angri

Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha inviato la lettera “Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata”
Suora in preghiera durante l’Adorazione Eucaristica – foto SIR/Marco Calvarese

La Giornata per la vita consacrata sarà celebrata a livello diocesano nella città di Angri. Ogni anno, infatti, la celebrazione tocca una zona della Diocesi. Quest’anno, nella trentesima edizione, l’appuntamento è nella parrocchia della Santissima Annunziata ad Angri.

Alle 18.00, il vescovo monsignor Giuseppe Giudice presiederà la Messa alla presenza dei consacrati e le consacrate della Chiesa nocerino-sarnese. «Insieme renderemo grazie al Signore per i consacrati e le consacrate che, come luci, vivono la loro vocazione a servizio della Chiesa diocesana», ha scritto monsignor Giudice nell’invito per la Giornata della vita consacrata.

La lettera del Dicastero

Nei giorni scorsi, il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha inviato la lettera “Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata”.

«Nella Lettera – ha evidenziato la badessa Diana Papa per il Sir – è evidenziata la forte dimensione profetica dei consacrati/e, nonostante vivano spesso in situazioni complesse. Nelle società in cui si rivelano delle fragilità, a livello politico, sociale o istituzionale, la vita consacrata infatti è un segno eloquente di Dio che non abbandona nessuno».

Considerando le forme diverse di consacrazione, nella Lettera si ribadisce ciò che accomuna tutti i consacrati/e: «Una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia».

È un invito per verificare il cammino dei religiosi, su come stanno vivendo con fedeltà a Cristo e al Vangelo e in che modo si superano le difficoltà. «Volgendo lo sguardo sulla situazione odierna, talvolta rischiamo di credere che molte cose non vanno. Se interpretiamo gli eventi con fede, attivando il cuore e la mente, possiamo definire questo un tempo di transizione, di crisi, cioè di passaggio salutare. È una possibilità che ci viene donata, perché noi consacrati/, rivisitando la radice della vocazione, ci ricentriamo con passione in Cristo e nel Vangelo», continua Papa.

Come curare la vita spirituale?

Come curare, dunque, la relazione con il Signore e in che modo coltivare la vita spirituale? «Oggi sembra eliminato dal nostro vocabolario il senso della mistica, che è essere consapevoli che viviamo continuamente nel cuore di Dio, attraverso cui apprendiamo l’arte del vivere umano e cristiano, e quello dell’obbedienza che è permettere alle persone, preposte al nostro cammino, di verificare insieme, concretamente, la nostra fedeltà personale e fraterna a Gesù e al Vangelo».

Ritornare a Cristo «è ripresentare il volto umano e divino tra la gente che si incontra, è riscoprire la strada per ritrovare il contatto autentico con gli altri e condividere con loro le gioia o le sofferenze, senza ricorrere al solo messaggio scritto o vocale che fa morire pian piano il senso della prossimità e quindi della relazione».

È «un tempo cruciale» questo, perché «Gesù Cristo ci invita a ritrovare l’orientamento, per essere autentici suoi testimoni oggi, poiché c’è l’urgenza di far vedere Dio sulle strade del mondo, vivendo e incarnando il Vangelo. Il mondo ha bisogno di messaggeri di umanità che comunicano visibilmente la pace e il bene!».

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