La nota dottrinale del Dicastero della Dottrina della Fede Mater Populi fidelis, approvata da papa Leone XIV lo scorso 7 ottobre, ha suscitato reazioni diverse e non sempre positive. Leggendole si ha l’impressione che spesso ci si è limitati a una lettura veloce, non preoccupata di lasciarsi guidare dalla sua intenzionalità: promuovere l’autenticità evangelica del ricorso fiducioso a Maria del popolo fedele
È quanto viene affermato nella presentazione: «la devozione mariana, che la maternità di Maria suscita, è presentata qui come un tesoro della Chiesa. Non si tratta di correggere la pietà del popolo fedele di Dio, che riscopre in Maria rifugio, forza, tenerezza e speranza, quanto soprattutto di valorizzarla, riconoscerne la bellezza e promuoverla», in modo che sia espressione «di quell’attitudine evangelica di fiducia nel Signore che lo stesso Spirito Santo suscita liberamente nei credenti».
Perché il nostro ricorso a Maria esprima e testimoni questo suo fondamentale significato, occorre che i titoli con i quali la invochiamo lo rispecchino con chiarezza, non solo per noi stessi ma anche per gli altri credenti. La Nota ne sottolinea l’importanza radicandosi nella Parola di Dio e attingendo alla molteplice ricchezza della tradizione, soprattutto del Magistero e dei Padri della Chiesa.
Il criterio suggerito è quello di preferire titoli che non hanno bisogno di costanti precisazioni e spiegazioni. Di qui l’invito a evitare quello di “corredentrice”, perché rischia di velare ciò che è centrale nella fede, cioè che, come ricordava il Vaticano II, «uno solo è il nostro mediatore, secondo le parole dell’Apostolo: “Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto” (1Tm 2,5-6)» (Lumen gentium, 69).
Le parole con le quali esprimiamo la presenza materna di Maria accanto a noi e la invochiamo nei momenti più difficili devono perciò far risuonare sempre in noi il suo invito a rivolgerci al Figlio, come accadde alle nozze di Cana quando finì il vino: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Del resto, riconoscendola Immacolata, affermiamo che Maria, ripiena di grazia fin dal concepimento, è «anch’essa redenta da Cristo e trasformata dallo Spirito, prima di qualunque possibilità di un’azione propria. In questa speciale condizione di “prima redenta” da Cristo e di “prima trasformata” dallo Spirito Santo, Maria può cooperare più intensamente e profondamente con Cristo e con lo Spirito, convertendosi in prototipo, modello ed esempio di ciò che Dio vuole realizzare in ogni persona redenta» (Nota,n. 14).
padre Sabatino Majorano
Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato.
- Crescere insieme: quando la scuola incontra la parrocchia
- La famiglia in Quaresima
- Safer internet day: gli esclusi
- Quaresima e Settimana Santa: gli appuntamenti diocesani
- Minori e social: venerdì confronto con Bolzetta e Guercio Nuzio

