Dada: Didattiche per Ambienti di Apprendimento

Nato nel 2014 in due licei di Roma, oggi investe circa un centinaio di scuole italiane, tra primarie e secondarie.
Foto di kieurope da Pixabay

Si chiama Dada ma non è il Movimento culturale europeo dei primi anni del 900.

Dada sta per Didattiche per Ambienti di Apprendimento, nato nel 2014 in due licei di Roma, che oggi investe circa un centinaio di scuole italiane, tra primarie e secondarie.

Il modello Dada si basa sul principio che l’ambiente di apprendimento rappresenta il centro della didattica. Pertanto, l’aula diventa uno spazio progettato e attrezzato per una disciplina specifica: in sintesi un laboratorio. Gli studenti si spostano tra le aule tematiche secondo il principio delle classi aperte. «Classi senza aule» lo slogan. Secondo i fondatori l’insegnamento acquisisce maggiore scientificità perché utilizza tutti gli strumenti specifici delle materie scolastiche. Inoltre, stimola l’apprendimento perché genera negli alunni una visione più dinamica della giornata di studio. Nei docenti l’aula della propria disciplina sviluppa un senso di appartenenza alla disciplina stessa con ricaduta più che positiva sul processo di insegnamento-apprendimento. 

Il progetto parte dal basso perché affidato esclusivamente all’autonomia degli istituti e richiede un percorso di formazione per i docenti e una riorganizzazione logistica radicale della scuola.

Cinque i pilastri di questa visione psicopedagogica: movimento, persona educante, fiducia, edificio apprenditivo e comunità educante. E pare che il monitoraggio decennale dell’Università La Sapienza di Roma abbia riconosciuto l’efficacia di questo metodo, per un uso più efficiente del tempo scuola e per un provato benessere di studenti e insegnanti.

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