Il 43,5% della popolazione campana è a rischio di povertà o esclusione sociale. È uno dei tragici dati che emerge dall’ultimo Dossier sulle povertà realizzato dalla Delegazione regionale Caritas della Campania, presentato lo scorso dicembre presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli a Caserta.
A guidare nella lettura dei numeri, alla presenza del nuovo presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e del vescovo delegato del settore carità per la Conferenza episcopale campana, monsignor Antonio De Luca, è stato il sociologo Ciro Grassini, responsabile dell’Osservatorio sulle povertà e le risorse della diocesi di Pozzuoli, dal 2005 coordinatore scientifico del Dossier.
Dottor Grassini, all’inizio della sua presentazione ha ribadito con forza che quando si parla di povertà non si fa riferimento soltanto alla povertà economica. Perché questa sottolineatura? E cosa significa in particolare per la Campania?
«Ho tenuto a sottolineare questo aspetto perché molto spesso si affronta la povertà pensando di dover combattere soltanto la problematica economica, con il rischio di non riuscire poi a trovare soluzioni adeguate, anche impegnandosi a fondo. La povertà è invece multidimensionale e questo, in Campania, è ancora più vero rispetto ad altre regioni perché molti aspetti sono particolarmente problematici nel nostro territorio. Alla povertà economica si affianca quella lavorativa, intesa non soltanto come mancanza di lavoro ma anche come lavoro inadeguato. E poi abbiamo la povertà educativa, con livelli di istruzioni in Campania molto bassi. E, ancor di più, c’è la povertà sanitaria: lo riportiamo nel Dossier, il 13,5% dei campani ormai rinuncia a curarsi, abbiamo un’aspettativa di vita di due anni in meno rispetto alle altre regioni, quindi, è chiaro che il problema è forte».

Alla fine della sua presentazione lei ha già annunciato un prossimo progetto di Caritas Campania dedicato al tema dell’emergenza sanitaria.
«Sì, è il progetto “Sanità bene comune: percorsi di advocacy per il diritto alla salute in Campania” che da gennaio coinvolgerà tutte le Caritas diocesane per monitorare le criticità, dialogare con le istituzioni ma anche informare e formare le persone. Non vogliamo fare una battaglia da soli, vogliamo fare una battaglia che coinvolga tutti quanti proprio perché ci teniamo e ci rendiamo conto che non si può fare più diversamente».
Infatti, uno degli aspetti importanti della presenza delle Caritas sul territorio è che oltre ad aiutare concretamente numeri elevati di persone – nel Dossier si parla di 36 mila persone – offre aiuto a leggere il fenomeno delle povertà e quindi a trovare risposte.
«Sì. Premesso che le 36mila persone sono solo una parte perché quanti passano attraverso i servizi a bassa soglia non vengono registrati, l’obiettivo di Caritas è smuovere le coscienze. Vogliamo informare le persone perché poi sia tutto il territorio a far cambiare le cose. Per questo per noi diventa fondamentale anche lo studio e la ricerca, per informare e trovare soluzioni».
Il Dossier ricorda che la Campania registra un indice di dipendenza strutturale pari a 53,1: significa che ogni 100 persone in età attiva ve ne sono circa 53 a carico, tra giovani e anziani. Un dato preoccupante, soprattutto se lo si confronta con quello dei tassi di occupazione (45,4%), disoccupazione (15,6%) e inattività (43,5%).
«Lo scenario è drammatico perché appunto abbiamo la triplice problematica: l’occupazione bassa, la disoccupazione alta, i tassi di inattività alti, quindi, le tre cose messe insieme sono drammatiche. Se decliniamo i dati rispetto alle donne e rispetto ai giovani è ancora peggio: sembrano avere quasi nessuna prospettiva e questo chiaramente non è accettabile. Quello del lavoro è un problema fortissimo ed è un problema che tra l’altro ci portiamo avanti da tanti anni, sembra sempre che si stia migliorando ma poi il divario soprattutto con il resto del Paese resta enorme, per non parlare poi del divario a livello europeo. Ecco perché nella presentazione ho evidenziato il dato dello svuotamento del territorio: i giovani che si formano nel nostro territorio vanno via perché chiaramente non hanno le opportunità lavorative che potrebbero avere altrove e quindi non soltanto il territorio si svuota, ma vanno via le nostre migliori intelligenze, le famiglie si formano altrove. Se non riusciamo a invertire l’andamento, la situazione diventerà sempre più drammatica: sempre meno giovani, con livelli di istruzioni sempre più bassi».
E quindi diventerà sempre più veritiero l’altro dato messo in evidenza a Caserta: in Campania la povertà tende a riprodursi nel tempo.
«Assolutamente sì, noi abbiamo un problema di povertà intergenerazionale pazzesca e nascere in una famiglia povera significa quasi sempre rimanere in povertà. E questo accade perché da noi c’è sempre meno mobilità sociale e perché, chiaramente, nel momento in cui le persone sono private di qualunque possibilità difficilmente riescono ad uscire dal loro stato di bisogno. Sono queste le persone che vengono da noi in Caritas, con livelli culturali molto bassi, carriere lavorative frammentate e tanta sfiducia verso il futuro».
Il Dossier sulle povertà curato dalla Delegazione regionale di Caritas Campania è giunto alla XXI edizione: cosa spera di poter raccontare nelle prossime.
«Vorrei iniziare a raccontare che veramente le cose stanno cambiando, che in qualche modo i dati ci possano incoraggiare. Dopo ventuno anni, le assicuro che a volte è difficile continuare a raccontare di situazioni negative e, anzi, rendersi conto che col tempo sono peggiorate. Uno dei dati che metto sempre in evidenza è quello relativo alle persone che sono al limite della soglia di povertà, quel 43,5% di cui ci parla l’Unione Europea, è tantissimo: significa che basta troppo poco per finire in situazioni di povertà e non era così. Oggi i ricchi sono sempre meno ma sono sempre più ricchi, i poveri sono sempre di più e sono sempre più poveri».
Mariangela Parisi
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