Competenze emotive, al via la sperimentazione nelle scuole

L’Istituto Comprensivo “Esposito” di Sarno entra nella rete nazionale SEE Learning, il progetto dedicato all’educazione emotiva, sociale ed etica. «Un percorso triennale per sviluppare benessere, empatia e cittadinanza responsabile».
La dirigente scolastica Carmela Cuccurullo

Bullismo, cyberbullismo, femminicidio, violenza e discriminazione, sono termini ormai entrati con forza nel vocabolario quotidiano anche dei più piccoli. L’avanzata di questi preoccupanti fenomeni sociali li ha costretti a confrontarsi con sconosciute e difficili emozioni che spesso li trova impreparati.

Come impreparati possono ritrovarsi gli educatori responsabili della loro formazione, dalla famiglia alla scuola. Motivo per cui si è affermata la consapevolezza che l’educazione non possa limitarsi alla sola trasmissione di conoscenze tecniche ma che debba, necessariamente, anche riguardare competenze di vita trasversali, più ampie, incentrate sulla persona e sulle sue capacità relazionali, per colmare le tante lacune di un incalzante analfabetismo emozionale.

In un’epoca segnata da ansia, solitudine digitale e pressione sociale, i nostri giovani hanno bisogno di strumenti per comprendere sé stessi e costruire relazioni sane. Da qui la necessità del mondo della scuola di fornirsi e di fornire utili strumenti dedicati allo sviluppo delle competenze emotive, sociali ed etiche.

Alla fatidica domanda del “come?”, l’Istituto Comprensivo “Antonio Esposito” di Sarno ha risposto aderendo al primo progetto sperimentale che coinvolgerà 70 scuole e 250 docenti di tutta Italia basato sul SEE Learning – Social, Emotional, and Ethical Learning (Apprendimento Emotivo, Sociale ed Etico), che si inserisce nel quadro delle Avanguardie Educative di  INDIRE, ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il programma rappresenta l’evoluzione degli studi sull’intelligenza emotiva del noto psicologo Daniel Goleman, tra gli esperti che hanno contribuito alla definizione del modello.

«Siamo tra le 70 scuole italiane scelte per la sperimentazione – spiega la dirigente scolastica Carmela Cuccurullo -. Da alcuni anni maturavo l’idea di realizzare un simile curriculum, spinta dalla riflessione sul contesto socio-culturale in cui viviamo, sulla povertà educativa che sta interessando anche nostro il territorio, a discapito del senso civico e del bene comune. A tal proposito sono cruciali quelle che chiamiamo soft skills, quell’insieme di abilità che ci permettono di relazionarci con gli altri, di gestire le nostre emozioni, di adattarci ai cambiamenti».

L’Istituto Comprensivo “Antonio Esposito” di Sarno

La sperimentazione nazionale si basa su un format che coinvolge le classi terze di scuola primaria e le accompagnerà per un triennio. Ad affiancarle in questo percorso ci saranno altre classi campione, che non saranno coinvolte direttamente, ma che costituiranno un campione per la ricerca per confrontare gli esiti. Il progetto prevede 98 ore di formazione distribuite nell’arco di tre anni, abbinate a un intenso lavoro didattico all’interno delle classi partecipanti.

«La scuola è cambiata tantissimo, soprattutto durante la fase pandemica da Covid-19. Molte fragilità sociali e relazionali si sono intensificate. Il tessuto familiare e sociale è molto più frammentato e disarticolato. È, quindi, cruciale il ruolo della scuola, spesso prima sentinella per osservare e registrare eventuali disagi e malesseri che affliggono i nostri giovani. Per questo – continua – credo nella validità di un simile progetto che fornirà innanzitutto agli insegnanti strumenti pratici e immediatamente applicabili, in modo che possano trasferire agli studenti competenze emotive e relazionali fondamentali per affrontare le sfide della vita quotidiana».

L’iniziativa, infatti, prevede un percorso triennale di formazione dei docenti coinvolti, di 20 ore all’anno, in un continuo confronto con gli altri colleghi degli altri istituti interessati dalla sperimentazione.

Durante questi incontri saranno elaborati e programmati i percorsi didattici-educativi che saranno realizzati nelle classi. Un progetto di ricerca/azione che sarà costruito passo dopo passo, incentrato su tematiche come la gestione delle emozioni, la gentilezza, l’empatia, l’interdipendenza, il pensiero sistemico, la valorizzazione della diversità, l’inclusione, la resilienza e la gestione dei conflitti.

«Nutro grandi aspettative per questa sperimentazione – confessa la dirigente – e sono curiosa di leggere i dati a fine triennio. Mi attendo di sicuro un miglioramento di queste competenze trasversali, per le quali già oggi, con i nostri studenti poniamo grande attenzione nel corso delle valutazioni, come mi auguro che la rete di Istituti partecipanti si consolidi e si allarghi a tante altre realtà scolastiche, in una vera e propria rete nazionale dedicata all’educazione sociale, emotiva ed etica, affinché la scuola sia in grado di rispondere in maniera sempre più efficace ai profondi mutamenti della società contemporanea», conclude.

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