Il volto di Cristo nel fratello sofferente

Negli anni ’70 prende forma il cammino della Pia Unione Ammalati, dal terzo convegno presso la Città dei Ragazzi di Angri, alla prima rappresentazione del presepe vivente, fino al debutto del calendario associativo.
Una delle immaginette preparate per il Natale del 1972

Nello scorso appuntamento abbiamo lasciato l’Associazione Pia Unione Ammalati impegnata nella organizzazione del suo terzo convegno, organizzato presso la Città dei Ragazzi di Angri, fondata dal servo di Dio don Enrico Smaldone. Le giornate di studio furono intense e partecipate: alle conferenze di padre Casaburi e di padre Vincenzo Leonetti, allora direttore della struttura dopo la morte di don Enrico, seguirono momenti di confronto e lavori di gruppo.

Il verbale del 9 novembre 1972 ci restituisce la vivacità e la profondità di quell’esperienza. Vi si legge che, dal 2 al 5 novembre, la Pia Unione Ammalati tenne «il terzo Convegno organizzativo-formativo» con la «partecipazione attiva» di numerosi gruppi provenienti da diverse comunità, da Casamassima a Caturano, da Nocera Superiore a Sant’Egidio Montalbino, oltre al Centro di Pagani.

I lavori, definiti «approfonditi e seri», portarono a un voto finale che rappresentava «l’impegno programmatico di tutti, malati e sani, nel prossimo anno sociale». Le relazioni di padre Casaburi sull’organizzazione e sulla formazione spirituale e culturale dei membri ricevettero un giudizio «positivo e favorevole» sull’impostazione dell’intero programma. Il documento sottolinea inoltre «l’abnegazione» con cui sorelle, fratelli e amici offrivano il proprio servizio, insieme alla «serietà del comportamento» degli iscritti e dei simpatizzanti presenti.

Un programma di vita

Il voto conclusivo fissava tre punti fondamentali. Anzitutto, che «l’apostolato della Pia Unione Ammalati sia maggiormente apprezzato» e vissuto con crescente coerenza. In secondo luogo, che l’associazione fosse «conosciuta di più e diffusa dappertutto», impegnandosi a coinvolgere i giovani come nuove sorelle e nuovi fratelli disponibili all’apostolato secondo lo Statuto. Infine, si auspicava «una crescente formazione spirituale e culturale, sia individualmente che collettiva», per sostenere la missione dell’associazione nello spirito delle sue origini.

Ho letto e riletto quel documento con attenzione, e nella mente è nata l’immagine di un impegno inciso nel fuoco, simile all’atteggiamento dei «soldati di Cristo». Vi scorgo un ardore immenso, un desiderio instancabile di agire e operare nel mondo della sofferenza. Traspare un programma di vita – personale e associativo – profondo e radicale, con un unico obiettivo: saper riconoscere il volto di Cristo nel fratello sofferente, ammalato, crocifisso, e aiutarlo a conformarsi alla Sua Croce. Quanta ricchezza spirituale, quanti doni offerti!

In quegli anni l’opera dell’associazione era intensa, ricca di impegni, vivace e quasi frenetica. Alfonso Russo non si risparmiava: era, come qualcuno lo definì, «un vulcano in eruzione».

Il Servo di Dio Alfonso Russo

Coinvolgeva e travolgeva tutti, senza timore né esitazione. E mentre si delineava il cammino programmatico associativo, restava salda l’attenzione verso ciascuno, in modo particolare verso gli ammalati. Tra questi, i bambini infermi occupavano un posto speciale nel suo cuore: per loro mobilitava l’intera Pia Unione, organizzando un grande raduno nella parrocchia Santa Maria delle Grazie di Pagani, con la rappresentazione del presepe vivente.

Il presepe vivente e il primo calendario

L’iniziativa si svolse il 9 gennaio 1972: tutti i soci, ciascuno secondo le proprie possibilità, si impegnarono a dare vita alla scena della nascita di Gesù, impersonando i vari personaggi del presepe. L’obiettivo era duplice: far rivivere il mistero della natività e, allo stesso tempo, offrire ai bambini sofferenti un’occasione di gioia, sollievo e serenità.

In un appunto dell’epoca Alfonso annotava con semplicità e fierezza: «Per la prima volta abbiamo organizzato nella parrocchia Santa Maria delle Grazie la rappresentazione del presepe vivente con il raduno dei bambini ammalati. Ha dispensato i pacchi dono il senatore Pietro Colella».

In un altro appunto, trovo una notizia preziosa: nel 1972 fu allestito il primo presepe artistico presso la sede dell’Associazione, nel palazzo Califano. L’annotazione recita: «Presso la nostra Direzione è stato allestito un Artistico Presepe. Visitato da molte persone civili e religiose. Nel salone poi fu preparato un bel albero di Natale. Ed in tutto il periodo natalizio si è giocato a tombola con gli ammalati».

Scopro anche che, per l’anno 1973, venne realizzato il primo grande calendario dell’Associazione. Nelle pagine interne era riportata una sintetica e intensa presentazione della missione dell’associazione: «La Pia Unione Ammalati, avvalendosi dell’esperienza di vari anni, vuol continuare nell’apostolato del dolore, oggi disprezzato e rigettato, non solo per soprannaturalizzarlo, ma, per quanto possibile, lenirlo, renderlo meno pesante per tante creature che ne sono vittime, inserendole nella società, facendo riacquistare loro la speranza della propria dignità e presentando i valori della personalità umana. Per questo la Pia Unione Ammalati vuol dare ai suoi iscritti una formazione spirituale basata sul culto eucaristico-mariano ed una cultura adeguata ai tempi per comprendere l’uomo».

In quarta di copertina si legge invece un augurio semplice e carico di affetto: «La Pia Unione Ammalati porge l’augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Vi invia il suo calendario con affetto e sincerità, accompagnato dalle preghiere impreziosite dal sacrificio di mille sofferenze, come riconoscenza del bene fatto e di quello che continuerete a fare per l’avvenire. Vi ricorda nelle quotidiane preghiere… La gioia e la pace sia il più bel frutto di quest’anno 1973».

In queste pagine si condensa efficacemente il cammino compiuto: vi si scorge il profondo desiderio di far conoscere l’opera e la sua missione.

Don Gaetano Ferraioli, Direttore Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza

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