Vent’anni Insieme

Questo mese si chiude il ventennale della nostra rivista: vent’anni di impegno nell’informazione diocesana e di vicinanza al territorio. Tra le tante vite sfiorate e i sogni realizzati, ricordiamo in particolare quelli di Alfredo Sodano e Albertina Cozzolino.
Albertina con il marito Lello e i figli Mariano, Matteo e Carolina

Questo mese si chiude il ventennale della nostra rivista, iniziato a gennaio: vent’anni di impegno al servizio dell’informazione diocesana, con uno sguardo attento al territorio e alle persone che lo abitano. Vent’anni di storie raccontate, di vite sfiorate e viste crescere. Quanti sogni abbiamo ascoltato e, talvolta, avuto la gioia di vedere realizzati.

È il caso di Alfredo Sodano, conosciuto agli albori della nostra avventura editoriale, o di Albertina Cozzolino, incontrata più di recente: due storie diverse, due percorsi di coraggio e resilienza, ma un comune filo conduttore fatto di determinazione, amore e libertà.

Nel 2010 Alfredo Sodano, 39 anni, affetto da distrofia muscolare dei cingoli e costretto ad usare la sedia a rotelle dal 2002, scrisse alla nostra redazione chiedendo aiuto per realizzare un sogno: acquistare una macchina speciale che gli permettesse di guidare ancora, restare autonomo e continuare a vivere la sua libertà nonostante la malattia.

Alfredo Sodano nella nuova auto

La diagnosi era arrivata nel 2000, dopo anni di segnali lievi: giocava a pallacanestro, camminava sulle punte, poi una visita ortopedica lo portò al Policlinico di Napoli, dove iniziò il percorso che gli avrebbe cambiato la vita. Con l’arrivo della carrozzina, però, Alfredo riscoprì anche una forma nuova di indipendenza: «Io sono geloso della mia carrozzina, perché se buco resto a piedi!», diceva con la sua ironia contagiosa.

Nonostante le difficoltà, ha conseguito la laurea in Architettura nel 2004 e una specializzazione a Roma nella “Progettazione per tutti”, grazie anche al sostegno dei volontari della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Accanto a lui, la moglie Barbara: conosciuti in chat nel 2004, lei lascia la Sicilia per stare vicino ad Alfredo, condividendo fatiche, sogni e speranze.

Nel 2010 arriva la sfida più grande: a causa del peggioramento delle capacità motorie, Alfredo rischia la sospensione della patente speciale se non avrà un’auto adattata. Il sistema si chiama “Sali e vai”, una tecnologia che gli permetterebbe di salire, guidare e scendere dal veicolo in autonomia. Ma il costo – 66.000 euro – è proibitivo. Da qui nasce l’appello alla solidarietà: una gara di generosità che abbraccia la Sicilia, il nostro Agro e arriva fino al nord.

Quella storia, nata da un semplice messaggio su Facebook, si è trasformata in un sogno realizzato: nel 2015, grazie al sostegno di tanti, Alfredo acquista la sua auto speciale, riconquistando quella libertà che per lui significa «vivere ed essere sé stesso».

«La raccolta fondi ci ha dato coraggio. Non ci siamo sentiti soli e l’aiuto di tanti, unito ai nostri sacrifici, mi ha permesso di realizzare questo sogno. Oggi sono più autonomo: lavoro all’ufficio tecnico dell’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno, non devo più percorrere la strada con la carrozzina per andare a lavoro e riesco a frequentare amici e persone con più facilità».

Albertina e il sogno di acquistare un camper

Tra le storie che in questi anni hanno dato voce alle donne e alla loro forza c’è quella di Albertina Cozzolino. Originaria di Ercolano e oggi residente ad Acerra, è mamma di tre bambini: Mariano, Matteo e la piccola Carolina. La sua vita cambia radicalmente nel 2018, quando arriva per Mariano la diagnosi di autismo. Da quel momento ogni scelta familiare ruota attorno a lui: terapie, impegno costante, fatica quotidiana. «Se con l’autismo lavori bene, i risultati arrivano», ci aveva raccontato. E oggi Mariano, pur con necessità di continuo supporto, è un bambino autonomo.

Nel 2019 Albertina scopre di essere di nuovo incinta. La paura di non farcela la porta perfino a pensare all’interruzione di gravidanza, ma il marito Lello la sostiene e l’aiuta a vedere oltre. Carolina nasce il 10 aprile 2020: «la mia luce nel buio», dice Albertina. Alla gioia, però, si sommano stanchezza e trascuratezza: arriva a pesare 112 chili, non si riconosce più. Per il Battesimo della bambina non compra nemmeno un vestito.

Seguita da una dietologa, perde dieci chili, ma resta in bilico: «O riprendo tutto, oppure cambio». La svolta arriva quasi per caso, quando sui social vede un’amica utilizzare dei prodotti per il benessere. Albertina decide di provarli. I primi risultati le restituiscono fiducia; poi inizia a promuovere quegli stessi prodotti, trovando una piccola fonte di reddito che le permette qualche acquisto per sé e per i figli senza gravare sul bilancio familiare. Non un semplice lavoro, ma uno spazio tutto suo, flessibile e compatibile con la fitta agenda delle terapie di Mariano e con le esigenze di una famiglia che vive un equilibrio delicato. Il network marketing è diventato per lei una risorsa, uno strumento per coltivare relazioni e contribuire alla realizzazione di un sogno che custodiva da tempo.

Quel sogno – comprare un camper per permettere a Mariano di vedere il mondo – si è finalmente avverato: a marzo 2025 Albertina ha acquistato il camper e, per il ponte del 25 aprile, ha fatto la sua prima vacanza ad Assisi con tutta la famiglia, nella terra di san Francesco, trasformando un desiderio in possibilità, una paura in futuro.

Un giornale che mette in rete

In questi vent’anni la nostra rivista non è stata solo informazione, ma spazio di incontro, ascolto e comunione. Un giornale – soprattutto un giornale diocesano – vive quando diventa rete: quando crea legami tra chi scrive e chi legge, quando le parole non si limitano a descrivere ma generano movimento e solidarietà.

È accaduto nel marzo 2015, quando raccontammo la storia di una famiglia di Angri con cinque figli, travolta da una crisi improvvisa: senza lavoro, senza casa, sorretta solo dall’aiuto di un parroco, delle suore e di un’associazione. «Chiediamo solo un lavoro, non l’elemosina», ci dissero. Il nostro appello agli imprenditori dell’Agro voleva essere un ponte, un invito a farsi carico insieme di quella fatica.

Poco dopo, il telefono squillò. Una signora di Nocera Superiore, rimasta vedova da poco, aveva letto l’articolo. Aveva riconosciuto nel dolore di quella famiglia qualcosa del suo e volle ricordare il marito con un gesto di carità: destinò loro un’offerta significativa. Un dono silenzioso, capace di portare sollievo in un momento difficile.

In quel gesto c’era tutto: il senso del nostro lavoro, il valore della parola condivisa, la forza discreta della comunione. A questa trama di solidarietà, tessuta con i nostri lettori, oggi diciamo grazie. Perché un giornale vive finché resta un ponte, finché tiene unite persone, storie e speranze. Finché è, semplicemente, una comunità.

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