In attesa del Natale

Nel cinquantenario della tragica morte di Pier Paolo Pasolini, un uomo che ha cercato disperatamente Dio anche quando diceva di non crederci, possiamo prepararci al Natale rivedendo le scene della natività magistralmente rappresentate nel celebre Vangelo secondo Matteo.
Immagine di Maria tratta da una scena del film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”, 1964

Mentre a Roma in Piazza San Pietro fa bella mostra il presepe che rappresenta i luoghi e i personaggi più significativi della nostra terra dell’Agro raccontando la nostra anima, nella mia cella francescana mi fanno compagnia i canti e le melodie di sant’Alfonso Maria de Liguori e la contemplazione della Madonna delle Tre Corone di Sarno che pure sono rappresentate nel presepe vaticano.

Ovviamente, da acuto melomane, non può mancare al mio ascolto natalizio lo splendido Oratorio di Natale di J.S. Bach (1734) e il suggestivo Il Natale del Redentore di L. Perosi (1900), lasciandomi sedurre da queste melodie immortali.

Negli ultimi mesi, invece, la mia attenzione e quella di tanti miei contemporanei è stata catturata dalle celebrazioni del cinquantenario della tragica morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975. In questa occasione, tanto è stato scritto sulla figura, sul pensiero e sulla sensibilità di questo intellettuale, e io, proprio per questo Natale, ho voluto rivedere le scene della natività di Cristo così come sono state magistralmente volute nel famoso Vangelo secondo Matteo del 1964.

Letteralmente sono stato nuovamente conquistato dal candore delle immagini, quasi fossero fotogrammi, dalla parola ridotta all’essenziale al fine di far parlare i volti, le espressioni, i sorrisi verginali con la scelta di attori assolutamente non professionisti e presi dalla vita ordinaria.

Mi sono reso conto che Pasolini non è un autore che si può contemplare da lontano, si attraversa, si patisce, come si patisce un dolore o una colpa. Nel suo sguardo c’è un desiderio di assoluto privo di pace: una nostalgia del sacro dentro una società tecnocratica che lo ha smarrito del tutto. Egli è stato, in fondo, un uomo che ha cercato disperatamente Dio anche quando diceva di non crederci. Un laico che ha abitato la fede come si abita un esilio doloroso.

L’uomo moderno, diceva, ha perduto la capacità di credere, e con essa la capacità di amare. È da questa ferita che nasce la sua tensione verso Cristo, inteso non come dogma ma come nostalgia di un’innocenza irrimediabilmente perduta.

Gesù Bambino “arrubbacore”, come cantava sant’Alfonso, ci doni la sua pace. Amen.

Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato.

[yith_wcds_donations donation_amount="5|10|50" donation_amount_style="radio" show_extra_desc="on" extra_desc_label="Raccontaci perché vuoi sostenere Insieme, il giornale delle Buone Notizie!"]

Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts