Nelle mie parrocchie, in occasione del Natale, ho sempre curato l’allestimento del presepe, formando i presepisti e utilizzando la loro passione per l’arte come momento di catechesi per tutta la comunità.
Per allestire il presepe si iniziava con largo anticipo, per coltivare un’idea, elaborare un progetto e cominciare a reperire il materiale necessario. Si partiva già in estate, quando si ha più tempo, e anche perché, come saggiamente ricordava una brava persona del consiglio pastorale, l’ombrello non si compra quando piove.
Saggezza degli antichi!
Quell’anno avevamo scelto come tema pastorale la casa; e in parrocchia, di solito, tutto il cammino pastorale si costruiva intorno al tema annuale, con grande passione e fantasia; quindi anche il presepe.
I presepisti, sotto la bassa direzione del parroco, si cimentavano in un bel progetto di casa, direi abitabile; casa di Betlemme, casa del pane, casa di pace, casa di Nazareth, casa di Pietro. Alla fine, come sempre, si realizzò una bella opera e tanti venivano per visitare ed ascoltare le diverse catechesi. E molti, andando via, esclamavano: è bello qui perché respiriamo il senso del Natale!
Una mattina arrivò un professore, un po’ critico e un po’ distante dalla Chiesa. Ero lì con i presepisti alle ultime rifiniture. Il professore osservava attentamente, scrutava ogni dettaglio; vorrei dire che analizzò l’intero presepe, senza mai esprimere un giudizio, senza un moto di meraviglia o altro.
Dopo una lunga e attenta valutazione, si rivolse a me e disse: «Padre, bella opera, però le faccio notare che al tempo di Gesù non c’erano le tegole».
«Sì, lo so – risposi io di rimando -, è vero, le tegole non c’erano, ma gli sciocchi ci sono stati sempre».
Il professore se ne andò, e i presepisti, ridendo con gli occhi, mi ringraziarono: si sentirono apprezzati nel loro lavoro e continuarono aggiungendo al presepe l’angolo della speranza.
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