L’impegno di Alfonso e di tutti i membri dell’Associazione nell’avvicinarsi ai sofferenti e a quanti vivevano nella necessità era irrefrenabile e travolgente. Si muovevano con cuore generoso laddove la povertà, pur dignitosa, restava umiliante nella sua durezza quotidiana.
Nacque così una nuova iniziativa: il 19 dicembre 1971 fu organizzata la Giornata della Carità Fraterna. In sinergia con il parroco don Carmine La Femina, con tutte le associazioni parrocchiali e con la Pia Unione Ammalati della parrocchia Santa Maria delle Grazie in Pagani (SA), venne diffuso un volantino che recitava: «Dal 12 dicembre al 19 ci sarà la raccolta dei generi alimentari a beneficio dei poveri e degli ammalati. Chiunque tu sia e qualunque siano le tue condizioni, aiuta a far trascorrere un lieto Natale a quanti hanno bisogno».
Ispirati dai testimoni
Ai piedi di quell’invito era riportata una bellissima riflessione di Raoul Follereau, il “vagabondo della carità”. Ritengo opportuno trascriverla integralmente, sia per il profondo legame che Alfonso e Gerardo Tipaldi ebbero con la sua figura — grazie all’impegno a favore dei lebbrosi, la cui giornata nazionale in diocesi era affidata dal vescovo Nuzzi all’organizzazione della Pia Unione Ammalati, come già ricordato — sia perché quelle parole restano oggi di straordinaria attualità.
Scrive Follereau: «Natale deve essere un atto di amore universale. Per vostro merito, quel giorno, un vecchio non sarà più solo, un ragazzo sorriderà… Prima di Natale, voi genitori, preparando – con quale amore! – quanto farà la gioia dei vostri ragazzi in quel giorno di festa, pensate ai piccoli poveri che non riceveranno nulla, per i quali Natale sarà un giorno come gli altri, in cui essi avranno fame, in cui patiranno il freddo, in cui si sentiranno soli… Pensate anche ai vecchi che non hanno più nessuno, né parenti né amici, e che, a far loro visita, non aspettano ormai che la morte, la morte così lunga e così lenta a venire… Dall’immenso braciere di Natale sprizzi, anche per loro, una scintilla d’amore. Così la vostra gioia sarà più grande per tutto il bene che avrete fatto».
Queste parole di Follereau credo abbiano scavato un solco profondo nel cuore di Alfonso, alimentando in lui la passione per la carità. Non si stancava mai di attingere alla vita dei testimoni esempi e ispirazioni, per ravvivare o intraprendere nuovi cammini di bene nella propria vita.
Da un appunto relativo a quella giornata si legge: «Il giorno 12 dicembre fu annunciato, in tutte le Sante Messe, che si organizzava in parrocchia la Giornata della Carità Fraterna per il 19 dicembre, e che nei giorni precedenti si sarebbe passati per magazzini, case e palazzi a raccogliere quanto possibile. Il giorno 19, tutta la roba raccolta fu deposta sull’altare e, al momento dell’offertorio, furono presentati i simboli di ogni cosa. Riuscì veramente bella e commovente! Spero di aver fatto un po’ di bene e di aver sollevato qualche anima dal peso della povertà… Quanta gente soffre, e noi tante volte siamo egoisti: non facciamo il bene, non solleviamo gli altri. Ma da oggi debbo essere tutto per gli altri».
In queste parole, che chiudono il resoconto dell’evento, si rivela con chiarezza l’animo in crescita di Alfonso: la sua volontà e il suo desiderio di sostenere e aiutare chi è povero, bisognoso, sofferente o ammalato. Un impegno vissuto con umiltà, consapevole che ogni gesto di carità non derivava da un suo merito personale, ma dalla grazia ricevuta e dal profondo desiderio di testimoniare l’amore verso i fratelli più bisognosi.
Crescita e organizzazione dell’Associazione
Nello stesso tempo, Alfonso coltiva il desiderio di far conoscere l’Associazione e, nei giorni 3, 4 e 5 gennaio 1972, insieme all’assistente padre Casaburi, visita i vari gruppi presenti a Casalvelino, Caturano, Amalfi, Scala, Minori, Corbara e Angri, con l’obiettivo di consolidare la crescita nella spiritualità e nel carisma della Pia Unione Ammalati.
Mentre riscontro questo impegno, dagli appunti emerge un evento di particolare rilievo: l’Associazione programma il suo 3° Convegno Organizzativo presso la Città dei Ragazzi di Angri (SA). Di fronte a questa circostanza, il pensiero corre alla straordinaria unione, certamente provvidenziale, voluta dal nostro amato vescovo mons. Giuseppe Giudice, che ha aperto contemporaneamente la Causa di Beatificazione e Canonizzazione sia per don Enrico Smaldone, fondatore della Città dei Ragazzi, sia per Alfonso Russo, fondatore della Pia Unione Ammalati. È certo che Alfonso conosceva e aveva sentito parlare di don Enrico e della sua azione benefica a favore dei ragazzi. Il sacerdote angrese concluse la sua esistenza terrena nel 1967, quando Alfonso aveva appena 24 anni.
Si nota che questo convegno – di cui parleremo più dettagliatamente nel prossimo numero – aveva un obiettivo ben preciso: studiare l’aspetto organizzativo della Pia Unione Ammalati, approfondendo temi specifici e lasciando spazio a dibattiti e discussioni per consolidare ulteriormente l’Associazione. A conferma di ciò, nella lettera di invito si legge: «Sorelle e Fratelli carissimi, dopo un anno di attività e di impegni, programmati dal Centro e dai Gruppi, sparsi un po’ dovunque, la nostra Pia Unione Ammalati vuole offrire a tutti l’opportunità di condividere, per qualche giorno trascorso insieme, la gioia di una particolare esperienza e farne partecipi tanti nostri fratelli e quanti si interessano all’Apostolato della Sofferenza.
Sono pochi i giorni, dalla sera del 2 al mattino del 5 novembre 1972. È un invito ad approfondire vari problemi sotto gli aspetti che riguardano più da vicino la nostra organizzazione, la nostra formazione e il nostro apostolato, in modo particolare tra i sacerdoti divenuti inabili e i fanciulli ammalati. Tutto si svolgerà in un’atmosfera di assoluta semplicità e di edificante carità. Vi attendiamo in un simposio di fraternità per sentirci famiglia intorno all’Eucarestia».
Don Gaetano Ferraioli, direttore Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza
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