Nell’era digitale, il modo in cui costruiamo la nostra identità e le nostre relazioni sociali ha subito una trasformazione radicale. I media non sono più semplici strumenti di ricezione, ma piattaforme interattive definite da due caratteristiche fondamentali: la digitalità del segnale e la socialità della rete. Questo nuovo ecosistema mediatico ha cambiato non solo i nostri strumenti, ma anche noi stessi. La costante portabilità dei dispositivi digitali ha eroso la tradizionale separazione tra spazio pubblico e spazio privato: il lavoro invade il tempo domestico e, viceversa, conversazioni private vengono esposte in luoghi pubblici.
In questo contesto emerge il concetto di “estimità”, che sostituisce in parte quello di “intimità”. Se l’intimità si fondava sul “dentro” (INTUS), l’estimità si basa sul “fuori” (EXTRA). Si tratta della tendenza a condividere all’esterno aspetti della propria vita che un tempo sarebbero stati custoditi gelosamente, come un nuovo modo per costruire la propria identità e mantenere i legami sociali. Sebbene non sia di per sé un fenomeno negativo, l’estimità può portare a derive rischiose:
– La schiavitù dai «like»: la propria autostima viene misurata in base all’approvazione ricevuta online; la popolarità diventa un metro del proprio valore, specialmente tra i più giovani.
– Il mascheramento dell’Io: l’anonimato e la possibilità di creare identità fittizie aprono spazi di rischio e deresponsabilizzazione.
– L’intimità “light”: si tende a coltivare un gran numero di amicizie online che, se non sono estensione di rapporti reali, rischiano di essere legami leggeri e con un basso livello di impegno.
Il mondo virtuale è una realtà potenziale che influenza il mondo reale, permettendo di esprimere una soggettività multipla e assumere ruoli diversi, come su un palcoscenico sociale. Tuttavia, questa libertà comporta rischi: il narcisismo può sostituire l’incontro autentico con gli altri e la molteplicità dei legami può generare contraddizioni tra comportamenti socialmente positivi e atteggiamenti violenti online.
Di fronte a queste sfide, l’educazione assume un ruolo cruciale.
Trovare un equilibrio: è necessario superare la dicotomia tra la demonizzazione della tecnologia e un’accettazione acritica. L’approccio più saggio consiste nel vigilare sui rischi per poter liberare le immense opportunità che questi strumenti offrono.
Educare ai media oggi significa educare: non è più possibile pensare l’educazione separatamente dall’ambiente digitale in cui le persone, soprattutto i giovani, costruiscono la loro identità e le loro relazioni.
Dal senso critico alla responsabilità: in passato, quando eravamo solo fruitori di messaggi, era sufficiente sviluppare il senso critico. Oggi, essendo tutti potenziali autori ed “editori”, il senso critico non basta più. È fondamentale educare alla responsabilità, rendendo ogni individuo consapevole del peso e delle conseguenze delle proprie parole e azioni online.
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