San Sisto II, punto di riferimento per i più poveri

Don Domenico Petti racconta perché è importante sostenere i sacerdoti. La parrocchia San Sisto II a Pagani è una comunità di frontiera, punto di riferimento per i più poveri.

Don Domenico Petti è tra i sacerdoti più giovani della Diocesi. Sia per anzianità di ordinazione, l’ha ricevuta il 20 aprile 2023, sia per età anagrafica, ha appena 28 anni. Una freschezza percepibile quotidianamente nella parrocchia San Sisto II a Pagani, che lo ha accolto come guida da settembre del 2024. Una realtà complessa: «La mia comunità nasce su un territorio di frontiera. Le scelte urbanistiche degli anni Settanta e Ottanta, con le persone in difficoltà raggruppate in quartieri popolari, fanno scontare dei disagi. Inoltre, il centro storico vive una nuova dimensione perché si è spopolato di italiani e accoglie centinaia di immigrati, tanti regolari ma molti anche irregolari», spiega don Domenico.

Da qui la vocazione alla solidarietà che si è sviluppata, già da diversi anni, con l’Emporio della carità. «Un’opera supportata dal parroco, ma resa possibile grazie ad alcuni laici senza i quali l’impegno sociale del sacerdote e della parrocchia verrebbe meno. Portiamo avanti un’esperienza di aiuto importante sia attraverso la distribuzione di indumenti che di generi di prima necessità», racconta il sacerdote.

«Abbiamo un pubblico diverso dalle altre parrocchie, fatto di italiani e di stranieri. Aiutiamo questi ultimi nella gestione dei documenti, nella richiesta di un medico, nel seguire i bambini a scuola» aggiunge. Tra i servizi c’è pure lo sportello psicologico e si fanno i conti con le povertà emergenti: «La crisi non pesa più solo sugli stranieri o su chi vive nei quartieri popolari, ma anche sul ceto medio che sta scomparendo. O ci sono persone benestanti o persone che si avvicinano alla soglia di povertà. Chi prima sosteneva attività come l’Emporio rischia di diventarne assistito».

Tuttavia, bisogna dosare le forze: «Dobbiamo evitare gli eccessi: una carità non fatta bene e non fondata sulla fede rischia di sostituirsi ai servizi statali. Dobbiamo essere un nodo che intercetta le varie offerte, non un centro servizi». Un lavoro che ha un grande e unico fondamento: «Trovo la forza nella fede e nella preghiera, davanti all’Eucaristia, solo così possiamo tenere insieme una comunità così eterogenea. Poi ci sono i tanti che accompagnano la vita comunitaria e i gesti di silenziosa gratitudine che arrivano soprattutto dai più lontani. Noi scegliamo di essere al servizio di un popolo al di là delle gratificazioni o del mondo, ma questa scelta va sempre nutrita affinché non diventi sterile».

Sostenere la Chiesa cattolica e, in particolare, l’opera dei sacerdoti diventa, dunque, imprescindibile: «Un piccolo dono diventa grande se messo all’interno della comunità: aiuta a concretizzare le attività liturgiche, caritative e pastorali. Sostenere il parroco permette di sostenere la parrocchia. Sapere che ci sono persone che credono e donano fiduciosamente fa svolgere meglio il servizio di amore ed evangelizzazione».

Storie come quelle di don Domenico sono raccontate sul sito www.unitineldono.it

Una raccolta di testimonianze che fa comprendere quanto sia importante donare la propria offerta per il sostentamento del clero.

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