Troppo spesso lo dimentichiamo: il corpo è il primo banco di scuola. Prima ancora di leggere o scrivere, il bambino esplora, conosce e apprende attraverso il movimento. Eppure, oggi, i nostri ragazzi trascorrono ore seduti, incollati tra banchi e schermi, con il corpo in pausa e la mente sovraccarica.
L’educazione fisica non è solo sport o performance: è educazione alla salute, al rispetto, alla relazione. Un campo dove si impara a cadere e rialzarsi, a lavorare in gruppo, a riconoscere l’altro come compagno e non come avversario.
Muoversi significa anche conoscersi: capire i propri limiti, ascoltare il ritmo del respiro, accettare la fatica. È una forma di alfabetizzazione emotiva e sociale che passa per il corpo. In un tempo in cui si comunica troppo con le dita e poco con gli sguardi, il corpo va riportato al centro della didattica. Serve più spazio per il movimento quotidiano, non come pausa, ma come parte integrante del percorso educativo.
Perché un corpo che si muove è anche una mente che cresce, un cuore che si apre, una comunità che si forma.
Falciano Generoso, docente di Educazione fisica – IC Antonio Esposito di Sarno
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