Gli studenti scrivono al Vescovo Giuseppe: «Abbiamo capito cosa significa sperare»

Dalla rubrica del Vescovo Giuseppe lo spunto per confrontarsi sul valore della speranza.
Mons. Giuseppe Giudice

Gli studenti della 4 A Liceo Scientifico “Mons. B. Mangino” di Pagani si sono ritrovati per confrontarsi sulla rubrica del Vescovo Giuseppe “La piccola sorella”. A suscitare la loro curiosità è stato il racconto de “La perla ritrovata”, che lo scorso luglio mons. Giudice ha scritto per il mensile diocesano, incentrato sulla crisi vocazionale di una religiosa e il superamento grazie a un gruppo di giovanissimi della parrocchia.

Da qui l’idea di scrivere al Vescovo per condividere le loro considerazioni. Ve ne proponiamo il testo qui di seguito e ringraziamo gli studenti e i docenti per aver condiviso con noi le loro riflessioni.

«Eccellenza Reverendissima,

Le scriviamo con il cuore colmo di gratitudine per aver condiviso con noi una storia così toccante e profonda. La vicenda di questa suora coraggiosa, che ha attraversato momenti di buio per poi ritrovare la luce della sua vocazione, è un vero e proprio raggio di speranza per tutti noi.

Ci ha colpito profondamente il suo coraggio, non solo quello dimostrato durante la guerra nel salvare vite innocenti, ma anche quello interiore di affrontare la crisi e di ritrovare la forza nel suo “sì” a Dio. È un esempio luminoso di come la fede, anche quando messa a dura prova, possa essere una guida sicura.

Le sue parole, “Grazie a te e agli altri, perché mi avete salvato. Ricorda a tutti che le cose importanti rimangono nel cuore”, sono un tesoro che custodiremo.

Ci insegnano che, anche nelle fragilità umane, l’amore e il sostegno reciproco possono fare la differenza, salvando non solo esistenze, ma anche anime. Abbiamo capito, attraverso la Sua testimonianza, cosa significa veramente sperare: non è aspettare passivamente, ma è avere la forza di intravedere la luce anche quando tutto sembra buio, di scorgere la vita che germoglia anche nel freddo più intenso.

E una speranza attiva, che ci spinge ad andare avanti con fiducia.

Grazie, Eminenza, per averci fatto dono di questa preziosa testimonianza. È la prova vivente che lo Spirito Santo continua a operare in mezzo a noi, rinnovando la Chiesa e i nostri cuori, anche nelle nostre imperfezioni.

Con profonda stima e affetto filiale, da parte di E. R., E. V., M. C. G., T. F., S. F. e W. F.».

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