È iniziato il conto alla rovescia per il presepe in Vaticano realizzato dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Il 15 dicembre la Chiesa dell’Agro – con il suo popolo, le istituzioni e l’intero territorio – sarà nel cuore della cristianità per celebrare la venuta del Signore Gesù, portando con sé il simbolo del Natale: il presepe.
L’opera, progettata dall’architetto Angelo Santitoro, unisce e valorizza le caratteristiche, le peculiarità e le bellezze del territorio diocesano. Nel presepe ci saranno tutti e tutto, espressione di una Chiesa e di una terra da sempre caratterizzate da profonda fede e viva religiosità. Si tratta di un’occasione unica, resa ancor più speciale dalla concomitanza con il Giubileo della Speranza. L’idea, accolta da papa Francesco, ora si concretizza con papa Leone XIV.
Un’esperienza che affonda le sue radici in un incontro avvenuto nel dicembre 2018, quando il vescovo Giuseppe Giudice si recò al Governatorato della Città del Vaticano per gli auguri di Natale all’allora presidente, il cardinale Giuseppe Bertello. Fu in quell’occasione che il porporato gli prospettò la possibilità: «Il cardinale, che era Nunzio apostolico quando fui nominato vescovo, mi disse “perché non fa una domanda per il presepe, giacché siete la terra che custodisce le spoglie di sant’Alfonso Maria de Liguori, il cantore del Natale?”. Ci pensai su e gli chiesi quali fossero le modalità. Lui mi disse di scrivere al Santo Padre e attendere la risposta». Pochi mesi dopo, nel febbraio 2019, arrivò l’accettazione, con l’indicazione del Natale 2025.
Eccellenza, da quella lettera che cosa è stato fatto?
«È cominciato tutto un cammino che mi ha fatto rendere conto della unicità e singolarità di questo dono, ma anche della bellezza di donarlo come popolo. La prima cosa che dissi al Cardinale, e che ho scritto nella lettera al Papa, era che la Diocesi ha 13 comuni con un popolo che ha tanta fede e religiosità. Dunque, il presepe sarebbe stato un modo per esprimere tutto questo».
Cosa rappresenta il dono del presepe?
«È il dono di una Diocesi al Santo Padre. Una esperienza nata con san Giovanni Paolo II. E il dono deve suscitare meraviglia, speriamo sia così e speriamo di aver risposto alla richiesta di papa Francesco che mi disse: “Porti un po’ di presepe napoletano in San Pietro».
Come è coinvolta la terra della Chiesa nocerino-sarnese?
«Comperare il presepe altrove sarebbe stato sì un regalo, ma non avrebbe espresso la bellezza e le peculiarità del territorio. Quindi, ho insistito molto per trovare qui le realtà per realizzarlo. Confido che ad un certo punto mi ero scoraggiato, ero quasi tentato di rinunciare. Poi, grazie a Dio, siamo riusciti a trovare maestranze e artisti capaci di fare tutto questo. Sono orgoglioso di dire che sono al lavoro tutte realtà espressione di questa nostra bellissima terra e il presepe sarà ricco di elementi caratteristici dell’Agro nocerino-sarnese».
Il presepe non è però solo finalizzato all’opera artistica?

«Ne ho parlato già in occasione dell’ultimo Discorso alla Città. Nel presepe mi piace vedere l’architettura per costruire una civiltà della speranza dove ognuno occupa il suo posto, porta il suo dono, e dove al centro c’è il Signore».
Ci può svelare qualche dettaglio?
«Sul progetto ci chiedono ancora riservatezza. Lo vedremo insieme al momento dell’inaugurazione. Posso assicurarvi che le maestranze e gli artisti stanno lavorando per esprimere al massimo la bellezza della nostra terra. Questo presepe sarà il modo per dire a tutti che possiamo costruire un mondo diverso dove tutti possiamo essere artigiani di pace perché al centro c’è il Principe della pace».
Nel messaggio alla Diocesi lei sottolinea anche degli aspetti sociali. Chiede di abbandonare «i sentieri di Erode».
«In Natale in casa Cupiello il papà fa il presepe, ma c’è la figlia in difficoltà, c’è il freddo, vi sono disagi. Nella nostra diocesi, e non solo, ci sono situazioni di fragilità, difficoltà, sbandamenti. Il presepe non è soltanto un oggetto religioso, ma una provocazione a riscoprire l’attenzione al creato e al territorio, e a ritrovare il proprio posto nella società. Il presepe di oggi ci aiuta a recuperare la centralità del Signore così che anche la persona più in difficoltà, che è nel buio, trova il suo posto e può beneficare della luce che viene da Betlemme».
Per fare «di ogni casa, di ogni luogo, di ogni cuore un piccolo presepe dove al centro c’è posto per il Signore della vita».
«Questo è un sogno. Se ogni casa, famiglia, casa religiosa, luogo di lavoro, le strade ritrovassero il presepe, la centralità del Bambino, potrebbero beneficiare di questa lettera che Dio continua a mandarci ogni Natale per dirci che ogni bambino che nasce è un sogno di Dio».
Emozionato?
«Il 15 dicembre, spero, sarà una serata bella in uno scenario unico per tutta la nostra comunità. Abbiamo vissuto il momento giubilare il 4 giugno, ora vivremo il momento presepiale. La mattina saremo ricevuti in udienza da papa Leone XIV e il pomeriggio sarà scoperto questo dono. Lì ognuno di noi, se è umile e se è semplice, si ritroverà nei personaggi del presepe e negli aspetti artistici della nostra zona».
Lei quale pastore sceglierebbe?
«Io mi metterei al posto dell’asino, perché l’asino ha portato Gesù a Betlemme e l’asino l’ha portato a Gerusalemme. Quindi, se tiriamo avanti come l’asino vuol dire che lavoriamo e portiamo il Signore agli altri».
Il suo primo ricordo legato al presepe?
«Nella parrocchia, dove c’era il grande presepe. Ma anche a casa, dove il mio primo fratello teneva tantissimo ad allestirlo. Era sempre un momento di accoglienza. Ho compreso sin da piccolo che lì avveniva qualcosa di unico dove tutti, anche l’ultima pecorella, hanno un posto. Tutto ruota intorno ad una grotta. Il cielo è sceso in una grotta e la nostra grotta-vita si apre al cielo».
“Venite al Presepe con gioia, al Presepe venite festanti…” è l’invito ripetuto alla diocesi.
«Sì, spero tanto che sia un momento di gioia per la nostra Chiesa, per il nostro territorio, per ognuno. Abbandonare i sentieri del buio vuol dire vivere un Natale di pace perché Lui è il principe della pace. Dunque, torniamo al presepe, andiamo al presepe, e poi da lì andiamo in tutte le strade e realtà per portare il Signore. Lui viene in una stalla perché le nostre stalle si riempiano di stelle».
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