Palloncini e lanterne: sos inquinamento

Non si può gettare un palloncino sgonfio per terra, però è possibile rilasciare centinaia o addirittura migliaia di palloncini in cielo senza commettere un illecito. Un controsenso che crea danni all’ambiente, come ci spiega Nicoletta Fasanino.

Molti avranno partecipato a festeggiamenti o commemorazioni durante le quali sono state liberate in cielo lanterne o palloncini.

Un palloncino può percorrere distanze variabili. In generale, se gonfiato con elio può volare per ore, anche giorni se trattato con prodotti specifici come l’HiFloat che ne prolungano la durata. Invece la durata del volo di una lanterna è generalmente limitata a circa dieci minuti, dopo di che la fiamma si spegne e scende a terra.

L’unico aspetto che si protrae per decenni è la permanenza sul suolo o in acqua, determinando impatti importanti sulla qualità degli ecosistemi e sulla probabilità di vita di alcuni esseri viventi.

I palloncini, decomponendosi, si trasformano in microplastiche: possono entrare nella catena alimentare o essere scambiati per cibo dagli animali, soprattutto quelli marini, causando loro sofferenza o morte. Il lancio delle lanterne, invece, può comportare anche incendi.

Scegliere palloncini o lanterne di materiali biodegradabili certamente ridurrebbe di molto le conseguenze negative.

Le tradizionali lanterne cinesi create oltre 2000 anni fa erano realizzate con bambù e carta di riso. Il loro scopo originario era ben diverso, infatti, furono progettate da uno stratega militare, Zhuge Liang, per inviare messaggi a lunga distanza senza bisogno di spostarsi e quindi senza correre il rischio di cadere in imboscate. Oggi il vero rischio è ambientale, cambiare la tradizione aiuterà il mondo ad andare lontano.

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Con questa festa “la morte viene esorcizzata e dunque non fa più paura perché viene depotenziata, resa quasi normale, non è riconosciuta più come tale, viene ridotta allo scheletrino o alla streghetta. Se viene depotenziato ciò che per l’essere umano è il vero segno del suo limite, della sua tragedia, questo è il punto vero, non c’è più bisogno di redimere l’essere umano da questo male”, spiega l’esperto.