Il catechismo che unisce

Spesso è proprio dall’approccio del catechismo dei figli che i genitori riscoprono la loro fede e hanno lo sprone per testimoniarla
Foto di congerdesign da Pixabay

Con la ripresa della scuola ricominciano anche i corsi di catechismo presso le comunità parrocchiali. Ma quanto i genitori sono coinvolti da questi cammini intrapresi dai loro figli? Spesso i catechisti lamentano una certa distanza da parte degli adulti che si limitano a portare a catechismo i ragazzi lasciando poi che quell’attività venga da loro svolta autonomamente.

In realtà c’è una differenza sostanziale fra la catechesi e qualunque altro corso di studio, sport o intrattenimento. Quello che i ragazzi sperimentano è un percorso che interseca profondamente la loro vita e in quanto tale non si conclude nel momento in cui finisce la lezione frontale, ma prosegue ad essere vivo nel corso delle giornate ed è auspicabile che coinvolga gli altri membri della famiglia.

Facile a dirsi, più difficile da mettere in pratica perché come famiglie siamo tutti accomunati da una gran fretta e una serie di incombenze che rendono difficile il sapersi fermare per condividere le esperienze reciproche. In realtà è proprio questa la prima cosa che si richiede, ovvero che i ragazzi possano raccontare ai genitori di cosa hanno parlato e cosa hanno appreso a catechismo, nella trasmissione di quanto assimilato vi è già un elemento di condivisione che rende fecondo quanto si è ricevuto.

I genitori dovrebbero sforzarsi di domandare ai figli gli argomenti delle ore vissute a catechismo e mettere a confronto la loro esperienza di fede con quella dei ragazzi.

Ecco allora che la comunità si rende educativa nella molteplicità dei suoi soggetti e la vita di fede fluisce più naturalmente fra i suoi membri. La Parola di Dio spezzata fra i più piccoli arriva anche agli adulti che, a loro volta, la vivono con l’intenzione di metterla in pratica. Di fatto tramite il collegamento con il catechismo dei figli spesso gli adulti trovano motivi di altro coinvolgimento fra le attività della parrocchia, dall’animazione liturgica con il canto, a tutte le attività in ambito caritativo, alla stessa formazione quando un genitore si sente pronto a mettersi al servizio anche appunto dell’accompagnamento dei ragazzi ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e più oltre nell’aggregazione giovanile successiva alla cresima.

Spesso è proprio dall’approccio del catechismo dei figli che i genitori riscoprono la loro fede e hanno lo sprone per testimoniarla. In tal senso risulta spesso interessante il rapporto che si può instaurare fra i catechisti e le famiglie dei ragazzi.
Queste figure divengono dei riferimenti importanti, autorevoli e sarebbe bello che potessero diventare veri e propri amici di famiglia, con cui magari condividere un pranzo o una cena tutti insieme. Lo spirito che si può coltivare è quello di una sinergia positiva in cui le diverse parti ricevono beneficio le une dalle altre in uno scambio reciproco di esperienze.

È come se in qualche modo le famiglie potessero adottare i catechisti dei figli e renderli partecipi anche della vita feriale culminante con la celebrazione della Messa festiva. Proprio durante l’Eucarestia ciascuno potrà rivolgersi al Signore con un sentimento di gratitudine particolare per il servizio che gli è stato richiesto e la comunità potrà sentirsi ancora più unita nel far concorrere al bene i carismi di tutti.


Giovanni M. Capetta

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